Una ammissione incondizionata di paesi non abituati allo stato di diritto rischia di bloccare gli aiuti economici contro la pandemia in Europa. Se il problema è quello di non scegliere tra economia...

Estero postato da monitoreinter || 1 anno fa

Una ammissione incondizionata di paesi non abituati allo stato di diritto rischia di bloccare gli aiuti economici contro la pandemia in Europa. Se il problema è quello di non scegliere tra economia e salute, con tutto ciò che comporta, analogamente non di dovrebbe scegliere tra economia e diritto. Al contrario la strategia messa in campo dagli stati del Patto di Visegrad, sembra contraddire questo secondo assunto. La volontà di bloccare gli aiuti economici per i paesi più colpiti dal virus, se non in cambio di un allentamento  delle misure di monitoraggio sull’applicazione e sulla vigenza dello stato di diritto. Questa crisi nella sede delle istituzioni europee potrebbe portare effetti negativi, direttamente sugli stati coinvolti dalla pandemia, ma che non potrebbero poi non avere ripercussioni da una contrazione ancora maggiore dell’economia; occorre ricordare come le entrate che provengono dai contributi dell’Unione, siano un capitolo importante delle voci di bilancio degli stati che appartenevano al Patto di Varsavia. Appare chiaro come la strategia dei paesi orientali sia contraddistinta da un elemento di miopia politica e visione sul medio e lungo periodo. Nonostante questa evidenza le posizioni rigide degli esecutivi di Polonia ed Ungheria, in particolare, non sembrano presentare possibilità negoziali. A livello istituzionale lo scontro è tra Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione e le trattative stanno già rallentando la distribuzione dei fondi con le previsioni più ottimistiche che dicono che prima della fine di Ottobre l’accordo non potrà essere raggiunto, con la conseguenza diretta della possibilità di ritardare oltre il primo gennaio del prossimo anno l’entrata in vigore dei nuovi bilanci. Politicamente la posizione della Germania appare molto delicata, perché deve mediare tra le necessità dell’economia della zona euro e quelle dell’applicazione dello stato di diritto in tutto il territorio dell’Unione ed un cedimento di fronte ad un meccanismo difeso da Berlino significherebbe un indebolimento della leadership tedesca. Nel dialogo istituzionale entra anche la Commissione europea come mediatore tra Parlamento e Consiglio, ma i principali gruppi parlamentari, popolare, socialista, liberale e verde, condividono l’impegno di non approvare il piano finanziario fino a quando non ci sarà un accordo sul monitoraggio dell’applicazione dello stato di diritto. La partita dei fondi europei riguarda il fondo di recupero, che ha una dotazione di 750.000 milioni di euro. Si capisce come la minaccia della mancata ratifica in alcuni parlamenti di queste disposizioni sugli aiuti economici, senza una revisione del monitoraggio dello stato di diritto, rappresenti un ricatto che mette a rischio la sopravvivenza stessa dell’Europa; se non fosse per le ricadute finanziarie proprio su quei paesi restii ad approvarla, questa strategia potrebbe sembrare essere stata costruita come un piano apposito per determinare grossi problemi all’impianto istituzionale europeo. Bisogna ricordare come il Parlamento stia richiedendo che la possibilità del taglio dei fondi sia estesa oltre la cattiva gestione delle risorse, in modo da riguardare finalmente anche la violazione dei diritti fondamentali dell’Unione. Il Parlamento vede nell’attuale atteggiamento tedesco, qualificato come titubante, il principale ostacolo al raggiungimento di questo obiettivo, perché l’attività Germania come presidente di turno non sembra del tutto determinata a raggiungere il necessario consenso in Consiglio. Tuttavia, nonostante gli aspetti fortemente problematici della situazione, la cosa positiva è che si stia creando un clima che oltrepassa le buone intenzioni per assumere un carattere pratico e politico nelle istituzioni europee, per affermare l’importanza fondamentale dei principi fondativi dell’Europa. Ciò rappresenta un punto di partenza per chi vuole fare rispettare il diritto e non vuole arrendersi a soluzioni di compromesso in nome dell’economia. Per ora, però, la posizione tedesca si nota per una mancanza di determinazione che ne mette in dubbio le reali intenzioni di fronte agli interessi economici, con la sensazione di prediligere questi ultimi. La necessità di una presa di posizione forte e determinata da parte del maggiore azionista europeo è, invece, una necessità inderogabile all’interno dell’attuale dibattito, che non potrà non avere un risultato ancora più severo della semplice riduzione dei contributi, per arrivare fino all’espulsione di chi usa l’Europa solo per avere finanziamenti senza rispettare gli oneri nei confronti degli altri paesi ed il diritto al loro interno, perché ciò è incompatibile con la permanenza nelle istituzioni europee.

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Fonte: https://monitoreinternazionale.blogspot.com/2020/10/lunione-europea-ricattata-da-polonia-ed.html