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postato da mondointernet2009 il 22/11/2010
Categoria: Servizi - tags: energie rinnovabili

Conto energia per lo sviluppo del solare termico

Un Conto energia per sostenere lo sviluppo del solare termico. È La proposta lanciata oggi da Valeria Verga, Segretario generale di Assolterm, l'associazione italiana del solare termico, nel corso della giornata di studio in svolgimento a EnerSolar+, il salone dedicato alle tecnologie solari in corso a fieramilano Rho. 
Il mercato del solare termico ha visto negli ultimi anni uno sviluppo significativo in Italia, passando dai 130 MWth del 2006 ai quasi 300 MWth del 2008, quindi più che raddoppiando l'installato annuale (+120%). Nonostante la crisi economica che ha portato a una lieve flessione nel 2009 (-4%), ad oggi la capacità installata ha superato gli 1,4 Gwth, equivalenti a una superficie di installato pari a 2 milioni di metri quadri. Risultati importanti sono stati ottenuti anche sul piano industriale, dove il potenziale produttivo delle imprese ha superato il GW, dando lavoro ad oltre 4.000 persone per un giro di affari nel 2009 pari a 400 milioni di euro.


Notevole lo sviluppo che il settore ha avuto anche dal punto di vista industriale, tenendo presente che il potenziale produttivo ha superato il GW.

"Numeri che fanno del nostro Paese il secondo mercato europeo, anche se per densità, cioè metri quadri installati per migliaia di abitanti, la media italiana, con 18kWth equivalenti a 26 metri quadri, ci vede al di sotto della media delle altre realtà del Continente - ha sottolineato Valeria Verga -. Proprio per dare maggiore impulso al settore che ha potenzialità immense e con l'obiettivo di raggiungere 1 metro quadro di installato per abitante al 2020, occorre pensare a nuovi sistemi di sostegno".

"Tale obiettivo - ha spiegato Verga - ci consentirebbe di portare il totale installato a 42 GWth, in modo da coprire il 25% del totale di 14 Mtep termici, pari al 25% della quota fissata per la produzione di energia termica da fonte rinnovabile nell'ambito del Pacchetto 20/20/20". 
Da qui la proposta. "Per sostenere questo sforzo allora propiniamo un modello di incentivo che vada a premiare la produzione di energia termica, sul modello di quanto fatto con il Conto energia per il fotovoltaico - ha spiegato il segretario di Assolterm -. Una misura che si applicherebbe agli impianti superiori ai 30 metri quadri, prevedendo invece una tariffa forfettaria per le installazioni inferiori a questa taglia, e che verrebbe finanziato con una componente prelevata sulla bolletta del gas".

Le ricadute positive sarebbero notevoli anche dal punto di vista socio-economico in termini di creazione di nuovi posti di lavoro e di ricchezza, considerando che ogni 100 metri quadri di installato corrisponde un posto di lavoro a tempo pieno e un giro di affari pari a 100.000 euro. 

Accanto al nuovo strumento andrebbero rafforzati e stabilizzati i provvedimenti già in vigore. "In primo luogo il sistema di detrazioni fiscali del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica che andrebbe implementato per un arco temporale almeno di 5 anni, in netta controtendenza rispetto a quanto sta facendo il governo che lo ha riconfermato solo per il 2011, spalmando inoltre la detrazione su 10 anni, rispetto ai 5 attuali, scelta che ci vede ovviamente del tutto contrari", ha commentato Verga

Altro provvedimento basilare è rendere veramente effettivo l'obbligo di produzione del 50% di acqua calda sanitaria da fonti rinnovabili nel caso di edifici di nuova costruzione e di ristrutturazioni, "peraltro già previsto dalla normativa in vigore, ma di fatto rispettato solo in pochissime Regioni", ha sottolineato Verga. Infine, la semplificazione amministrativa. "Ancora oggi manca un chiaro riferimento normativo uniforme su tutto il territorio, in particolare per quanto riguarda le aree vincolate, come gran parte dei nostri centri urbani e ciò sicuramente rappresenta un freno per la diffusione degli impianti", ha concluso Valeria Verga.

Altro tema di grande attualità affrontato nel corso della sessione convegnistica di Greenergy Expo, il grande salone delle energie rinnovabili, è stato quello dei biocarburanti. "La direttiva 2009/30/CE, attualmente in vigore, obbliga i Paesi europei a un uso sempre più esteso dei biocarburanti nel prossimo decennio come parziali sostituti della benzina e del gasolio. - ha spiegato Maria Rosaria Di Somma, di Assocostieri, Unione produttori Biocarburanti -. Inevitabile pertanto prevedere che l'impiego dei biocarburanti abbia un peso sempre maggiore nel prossimo futuro, tanto che la stime dell'Unione petrolifera parlano di un consumo pari a 4,6 i milioni di tonnellate nel 2020". Tuttavia il cammino per un pieno sviluppo di questo mercato è ancora lungo e complesso, e sono molti ancora i nodi da sciogliere. 

"Esistono già esempi virtuosi di impiego dei biocarburanti, quali la Svezia o, ancor di più fuori dall’Europa, il Brasile, che testimoniano l’assenza di barriere tecnologiche "reali" al loro utilizzo - ha spiegato Davide Chiaroni del Politecnico di Milano -. Nonostante questo, il peso "reale" dei combustibili green in Europa è oggi piuttosto limitato, attorno al 4%, rispetto al mercato dei tradizionali carburanti per trasporto. Lo scenario non cambia in Italia, terzo Paese europeo per volumi di biocarburanti immessi, ma con un distacco importante rispetto ai leader Germania e Francia.

Le ragioni di questo ritardo sono molteplici. Tra le principali l’incertezza normativa che ha caratterizzato l’azione del legislatore europeo e italiano, con obblighi che vengono sempre più diluiti nel tempo e nell’entità, i tagli agli incentivi e i richiami alla filiera corta.

"Altrettanto decisiva è la mancanza di una visione chiara su quale sia il vero "business". Negli ultimi anni, anche in Italia, si sono affermati diversi modelli di business: produttori integrati, peraltro molto minoritari, che producono e lavorano la materia prima all’interno del Paese; "raffinatori", che importano materia prima o semi-lavorati e terminano il processo di lavorazione e immissione in commercio; importatori puri di prodotto finito realizzato altrove; produttori "globali", simili ai primi per livello di integrazione ma con attività produttive dislocate al di fuori dei confini nazionali -
ha commentato Chiaroni -. Quale di questi sia però vincente dal punto di vista della capacità di creare valore è difficile a dirsi, ma certo la risposta a questa domanda è un pre-requisito fondamentale al concreto sviluppo del settore".

Anche in questo settore, però l'innovazione e lo sviluppo possono dare ancora molto. 
"Una potenziale alternativa ai biocombustibili tradizionali (biodisel e bioetanolo), è quella fornita dai biocombustibili di seconda generazione: XTL prodotti per gassificazione di biomasse e sintesi di Fischer-Tropsch e HVO ottenuti per idrogenazione spinta di oli vegetali di scarto) - ha spiegato Francesco Avella, di Stazione Sperimentale per i Combustibili -. I nuovi combustibili, la cui produzione è stimata essere meno onerosa per la disponibilità di maggiori quantità di materia prima, presentano caratteristiche tali da renderli più vantaggiosi di quelli di prima generazione, sia dal punto di vista prestazionale che ambientale. Appartiene a questa categoria anche il bioetanolo ottenuto per fermentazione di biomasse di natura ligneo-cellulosica.

 

http://www.edilizia.com/fiere/Fiere_Edilizia_2010/Fiere_Novembre_2010/In_partenza_Greenergy_Expo_2010/Un_Conto_Energia_anche_per_il_Solare_Termico

 

http://rinnovabili.edilizia.com/dossier/3653/Un_Conto_Energia_anche_per_il_Solare_Termico

Fonte: http://www.edilizia.com/fiere/Fiere_Edilizia_2010/Fiere_Novembre_2010/In_partenza_Greenergy_Expo_2010/Un_Conto_Energia_anche_per_il_Solare_Termico