Trovati aghi nelle fragole dei supermercati anche in Nuova Zelanda. Partito dall'Australia, sembrerebbe diventato ormai un fenomeno di emulazione internazionale rilanciato pure dai social      ...

Trovati aghi nelle fragole dei supermercati anche in Nuova Zelanda.

giovanni d'agata

 

Trovati aghi nelle fragole dei supermercati anche in Nuova Zelanda. Partito dall'Australia, sembrerebbe diventato ormai un fenomeno di emulazione internazionale rilanciato pure dai social

 

 

 

Il fenomeno degli aghi nascosti nelle confezioni di fragole sembra essere diventato internazionale. Una confezione di frutta contaminata è stata trovata in un supermercato di Auckland, in Nuova Zelanda. Si tratta, di fragole australiane importate. Il fenomeno degli aghi nelle fragole, iniziato la settimana scorsa nel Queensland si è rapidamente esteso a macchia d'olio in tutto il continente australe. Secondo quanto riportato dalle autorità di Sydney, che ormai dubitano di essere in grado di rintracciare il colpevole originario, ormai il fenomeno si è esteso a macchia d'olio per emulazione, anche grazie ai social network. Il fatto che si utilizzino come strumenti degli oggetti così comuni come le fragole è una novità e questo può affascinare gli emulatori. Inoltre, copiando il modus operandi, in qualche modo ci si appropria un pochino dell'effetto sensazionalistico della situazione. Non è ancora chiaro se l'ago in metallo sia stato inserito all'estero o sul suolo neozelandese. Per quanto riguarda il caso di Auckland: il marchio in questione, fino a ora, non era stato vittima di attacchi. Secondo la polizia neozelandese per ora non sarebbero state registrati casi di lesioni. La catena neozelandese interessata ha comunque deciso di sospendere tutte le importazioni dall'Australia. Il primo ago, quello ingerito nel Queensland, aveva causato l'ospedalizzazione di una persona. In seguito diverse catene hanno optato per il ritiro delle fragole dagli scaffali. La conseguenza: prezzi "alle stalle" e tonnellate di frutti buttati con danni per decine di milioni di dollari. Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, a suo modo, è terrorismo. Non si usano auto o aerei, ma si tratta di azioni pensate per diffondere la paura. Le motivazioni, potrebbero essere collegate ad una vendetta contro un'azienda produttrice oppure pura e semplice mitomania.