C'è una prostituta minorenne sullo sfondo di questo giallo cubano. Una baby jinetera in carne e ossa o il frutto delle paranoie che negli ultimi giorni di vita pare affollassero la mente di...

Svolta nel giallo cubano Emerge una baby prostituta

postato da foresto il 21/06/2012
Categoria: Estero - tags: baby + giallo cubano + prostituta + svolta
Svolta nel giallo cubano Emerge una baby prostituta

C'è una prostituta minorenne sullo sfondo di questo giallo cubano. Una baby jinetera in carne e ossa o il frutto delle paranoie che negli ultimi giorni di vita pare affollassero la mente di Roberto Avelli? Il falegname quarantunenne di Mozzanica, morto il 15 febbraio scorso dopo essere precipitato dalla finestra dell'ufficio immigrazione della città di Holguin, ne aveva accennato a un italiano incontrato nel suo confuso e nervoso girovagare. 

L'uomo, un sessantenne lecchese di nome Sergio, l'ha raccontato al pm Gianluigi Dettori che lo ha sentito per un'ora e mezzo come testimone negli uffici della Procura di Bergamo («Mi spiace, c'è un'indagine in corso, sapete che non vi posso dire nulla», ha cortesemente respinto i cronisti al termine dell'interrogatorio). Il magistrato ha aperto un'inchiesta per omicidio, dopo che il governo de L'Avana aveva restituito la salma e l'impressione che la tesi del suicidio con cui era stato archiviato il fascicolo cubano meritasse ulteriori approfondimenti. Che motivo avrebbe avuto di togliersi la vita un uomo che si stava godendo le vacanze con gli amici dopo un anno di faticoso lavoro, uno che viveva con la madre e non aveva problemi sentimentali, economici o di altro genere? Apparentemente nessuno. Se davvero è stato un gesto inconsulto, è maturato in modo fulmineo e quindi - è il sospetto di chi indaga - qualcosa deve essergli accaduto quand'era a Camaguey con i compaesani Gabriele Tassi e Giancarlo Rossini. C'entra la minorenne? C'entra il timore di ritorsioni, la paura di finire in cella? Dalle carte dell'inchiesta risulta che Avelli, oltre che al lecchese, della baby jinetera avesse accennato per telefono anche a un amico di Mozzanica. Ma i compagni con cui aveva trascorso le serate cubane (pure loro interrogati ieri in Procura come testimoni) smentiscono: «Nella casa particular (le stanze affittate ai turisti dalla popolazione cubana, simili ai nostri bed & breakfast, ndr) dove alloggiavamo c'era una signora che era responsabile di tutto - spiega Tassi -. Per portare in stanza ospiti servono i documenti e se la signora avesse fatto entrare una minorenne avrebbe rischiato grosso. I controlli sono rigidi. Questa storia non sta in piedi». 

Nemmeno i due sanno però spiegare il repentino cambio d'umore di Avelli. «Ci aveva detto che la casa particular dove dormivano non gli piaceva e che era intenzionato a tornare a Holguin», continua Tassi. È solo questo il motivo? Così banale? Con loro Avelli non aveva manifestato le sue paranoie? Si sentiva pedinato, minacciato, era convinto che tutti lo osservassero. Voleva tornare in Italia anzitempo, aveva preso accordi con un tour operator che però all'aeroporto di Holguin non si era presentato. Il falegname non era riuscito a prendere il volo di rientro. Forse si sentiva perseguitato anche dalla sorte, fatto sta che era diventato nervoso, molto nervoso. Nel fascicolo dell'inchiesta si parla di un presunto pestaggio a un taxista e persino al lecchese Sergio, nonostante lo avesse aiutato a trovare una casa particular a Holguin. Anche all'interno dell'alloggio il bergamasco sembra dare in escandescenze. Tanto che la titolare è costretta a chiamare la polizia. È il 14 febbraio, il falegname viene accompagnato dalla polizia all'Ufficio immigrazione: da dove uscirà in ambulanza dopo un volo dal secondo piano, per morire il giorno dopo in ospedale. Suicidio vero? Incidente durante una colluttazione? O omicidio mascherato da gesto inconsulto? E perché negli ultimi giorni andava ripetendo che lo volevano uccidere? Perché aveva girato un video col telefonino in cui ripete di essere in pericolo di vita. Nelle immagini Avelli ha le mani dietro la schiena, sembra legato, costretto. Gli inquirenti italiani, tramite una simulazione, hanno stabilito che i polsi non potevano essere immobilizzati. La postura, quindi, era finta. Ma le parole che presagivano la fine, quelle sì che erano vere. Suicidio, omicidio o incidente? Forse la riesumazione della salma e la nuova autopsia, in programma stamattina, potrebbero aiutare a capire.