Circa trenta anni fa, Stefano Della Porta, nell’ambito di una personale ospitata presso una nota Galleria d’Arte di Palermo, si impose alla mia attenzione con le sue opere. Nel mondo intero, gli...
postato da claudio alessandri il 03/04/2011
Categoria: Cultura e Società - tags: cultura
stefano della porta

Circa trenta anni fa, Stefano Della Porta, nell’ambito di una personale ospitata presso una nota Galleria d’Arte di Palermo, si impose alla mia attenzione con le sue opere. Nel mondo intero, gli artisti americani, avevano gettato il seme che proliferò fecondo nel mondo dell’arte europea, la così detta “Pop Art”, una “invenzione” che giungeva a rinnovare tutti i tentativi precedenti posti in essere in aperta critica all’espressione tradizionale dell’arte.

 

Non furono pochi gli artisti che rimasero fedeli alla “vecchia scuola”, ma tantissimi non resistettero alla tentazione di sperimentare questa nuova forma espressiva che, accantonata plasticità, bellezza e stile scolastico, abbracciarono con entusiasmo la “Pop Art”. Fu un fenomeno vasto, una scoperta di qualcosa che contestava lo stile colto, per esprimersi rappresentando oggetti d’uso comune, bottiglie di Coca Cola, barattoli di spinaci stritolati prima di essere gettati nel pattumaio mondiale.

 

Cosa ha a che fare tutto ciò con Della Porta, a noi suggerì una visione intermedia tra Pop Art e iper realismo, immersi nell’atmosfera asettica del surreale. Nell’occasione di quella personale Stefano della Porta, rappresentò nel suo “Sogno Mediterraneo”, lo splendore dei prodotti della terra, melanzane, pomodori, bidoni per l’immondizia traboccanti di bottiglie di plastica, lattine deformate e svuotate dei profumati pomodori san marzano e altro ancora, il tutto rappresentato con una esattezza del disegno e del cromatismo, da apparirmi, appunto, come una personalissima forma di arte popolare, una espressione non necessariamente rivoltante di una realtà da scartare.

 

Oggi ritroviamo Stefano della Porta nella personale “Tracce di Cose”, il contenuto espressivo di queste recenti opere, non si discosta molto dall’operare precedente, ma le sue opere artistiche non sono più fissate su di un supporto. Stefano, mostrando una grande versatilità  nella scelta dei suoi oggetti espressivi. La sua frequentazione con la grande scuola ceramica di Faenza, si è impadronito della tecnica richiesta dalla lavorazione di un mezzo amorfo quale è la creta, a quel punto era inevitabile che l’artista non si rifugiasse nei modelli, splendidi, classici della ceramica faentina e conducesse la sua attenzione su oggetti comuni, appunto Cose, ma anche Tracce, perché un portacenere colmo di sigarette accese da poco, cicche, fiammiferi e perché no, degli stimolanti sessuali.

 

Ogni oggetto è curato nei minimi particolari, ma il titolo della mostra è chiaro: Tracce di Cose, perché tracce, perché ogni oggetto rappresentato e abbandonato per sempre, conserva il sentore emotivo e di pensiero di colui o colei che lo ha utilizzato e poi abbandonato. Quindi “tracce”, ricordi di vite passate, oggetti che hanno esaurito il loro compito, una breve o lunga esistenza.

Stefano Della Porta, da quella lontana mostra che mi sorprese perché si proponeva a fare da sparti acque, tra “arte popolare” e arte “colta”, non un compromesso, ma una affermazione priva di titubanze, oggi indica una nuova via con l’ausilio del mezzo “figulino” non violentato, ma reso ubbidiente al volere artistico, non più pittorico, ma in ogni caso rispondente ai canoni pensati e voluti dall’artista, la bellezza nella perfezione, non più uni dimensionale quale può essere un dipinto, ma tridimensionale come percepito realmente da occhio umano.

 

La mostra dal titolo: “Tracce di Cose” è visitabile fino al 30.04.2011 presso la Galleria Terre d’Arte
via Maria Vittoria, 20/a - Torino
Lunedi-sabato 10,30-12,30 e 16,30-19,30
Ingresso libero

Claudio Alessandri 

 

Fonte: http://www.culturaearte.it/testi.asp?i=4230DA