ROSA ROSAE E’ IL TITOLO DELLA MOSTRA DI PAOLO SIGNORINO. Rosa Rosae è l’accattivante titolo della mostra dell’artista Paolo Signorino,  presso lo spazio d’arte Archivio Ravello Arte...

ROSA ROSAE E' IL TITOLO DELLA MOSTRA DI PAOLO SIGNORINO di anna scorsone alessandri.

postato da anna scorsone il 19/08/2012
Categoria: Cultura e Società - tags: cultura
paolo signorino

ROSA ROSAE E’ IL TITOLO DELLA MOSTRA DI PAOLO SIGNORINO.

Rosa Rosae è l’accattivante titolo della mostra dell’artista Paolo Signorino,  presso lo spazio d’arte Archivio Ravello Arte Contemporanea.

   Protagonista di questa esposizione sono decisamente le rose che il maestro      Signorino ha reso da caduche ad eterne attraverso la sua pittura nel corso della sua lunga esperienza artistica  raffigurate, con numerose sfumature di colori, selvatiche, antiche, centifolie, canine e che, talvolta, si scompongono in cascate di petali evanescenti.

Da oltre quarant’anni, da un secolo all’altro, Paolo Signorino non smette di interrogare la natura sempre sfuggente delle rose. Lo fa con sguardo e con mano di pittore ostinato, con la cura paziente di chi, sulla carta o sulla tela, con la leggerezza affilata del disegno o con l’azzardo spudorato del colore, prova ogni volta a fermare la verità istantanea di una visione che è di per sé transitoria, inquieta, umorale. Una sfida irrinunciabile, senza dubbio ambiziosa, che nella rosa riconosce la possibilità di una complicità sottile, - afferma il critico d’arte Stefania Zuliani -, un’occasione di verifica ed, anche, un confortevole motivo di incertezza. Perché le rose che da secoli abitano la letteratura di corte e le feste popolari, i tacuina sanitatis (vero e proprio prontuario di medicina e farmacologia) come pure le facili canzonette di cui Proust – l’amatissimo Proust - ha tessuto, con perfetto snobismo, le lodi, hanno la bellezza precaria e insuperabile dell’ibrido, del vivente che si trasforma nell’intelligenza dell’incontro, trovando nell’innesto , mai casuale, tra specie diverse, nutrimento e grazia provvisoria.
Paolo Signorino chiama per nome le sue rose, ricorda chi gliene ha fatto dono, in quale giardino o in quale orto le ha incontrate, ogni foglio reca traccia, in petali e spine, di una storia singolare, di un dialogo, di un’amicizia e di uno scambio. Una pittura, e prima ancora un disegno, immancabilmente dal vivo, e per questo fragile;  così disegnare dal vero il profilo indefinito di una rosa, tentare di restituirne per forza antichissima di pittura il rigoglio di colore molto vivace o lo struggimento della rapida morte. 

 Perché la rosa, simbolo così denso da sfiorare il silenzio, è, prima di ogni altra                       cosa, emblema di      una caducità che non finisce, di una vita brevissima che continuamente si rinnova, caduta e rinascita che non lascia margini a componimenti lirici della poesia, così almeno accade nei lavori di Paolo Signorino, affermazione costante, persino ossessiva, di una vitalità che per un attimo conquista la forma e si manifesta in immagine, senza misteri e senza finzioni o simulazioni.

   Paolo Signorino vive e lavora a Salerno e a Ravello. La sua formazione: prima come autodidatta a Battipaglia, ove nasce nel 1935,  poi l’incontro con il maestro Spinosa a Napoli  e poi 
 l’approdo a Salerno, e l’amicizia con Mario Carotenuto, che all’epoca era certamente la figura centrale del dibattito artistico in città, il viaggio con quest’ultimo a Parigi nel febbraio del 1967, ove ha la possibilità, in presa diretta, di vedere la pittura degli impressionisti, le opere di Matisse e di Picasso». Dagli anni Ottanta, sulla base del linguaggio acquisito, l’esercizio della pittura si propone «insistendo sulla ‘riscrittura’ di figure spogliate del corpo plastico, i cui tratti sono affidati all’essenzialità di un’ombra netta, incisa sul fondo colorato della tela, disegnata come spessore e sagoma». Una linea che si è arricchita nei decenni seguenti, con «l’azione di riformulare il registro fotografico, innanzitutto ingrandendo a dismisura l’immagine ed inserendo nell’impaginato del bianco e nero brani di colore, che si offre quale analisi formale dell’impianto della pittura rispetto alla propria storia e, insieme, come riconsiderazione della memoria, di quella lontana,  suggerita dall’impronta’ fotografica».

Ha partecipato a diverse collettive e mostre nazionali con riconoscimenti e premi; tra questi: VIII PREMIO LARIO CADORAGO Como 1975; IX PREMIO LARIO CADORAGO Como 1976; XV Biennale d’arte Nazionale Imola 1976. E’ stato invitato a partecipare alla 37° Esposizione Internazionale d’arte della Biennale di Venezia Padiglione Italia Ambiente come sociale anno 1976; alla 54° Esposizione Internazionale d’arte della Biennale di Venezia per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia Regioni.

La mostra è visitabile fino al 6.9.2012
ARC Archivio Ravello Contemporanea
Via S. Francesco, 12 Ravello
Apertura tutti i giorni ore 10.00 – 20.00
ingresso libero.

              Anna Scorsone Alessandri