I contribuenti hanno a disposizione diverse strategie per limitare i propri oneri fiscali.
postato da foresto il 23/11/2011
Categoria: Finanza - tags: contribuenti + fisco + oneri fiscali + tasse

In linea generale, queste possono essere classificate in: lecito risparmio d’imposta, elusione o evasione fiscale. La prima è legale mentre le seconde rientrano nella sfera dell’illecito.

Il lecito risparmio d’imposta è l’unico metodo, conforme alla legge, che il contribuente ha a disposizione per ridurre, anche considerevolmente, il suo onere fiscale. E’ il risultato della capacità di trarre vantaggio dalle normative fiscali in vigore. Questo processo è conosciuto anche come Pianificazione Fiscale (che diventa Internazionale od Offshore se coinvolge nazioni diverse dalla propria) ed è volto alla massima riduzione degli oneri fiscali.
L’evasione fiscale è una pratica illecita ed ha lo scopo di sfuggire, completamente o parzialmente, agli obblighi fiscali nei confronti dello Stato.
L’elusione fiscale consiste nell’aggirare le normative e si potrebbe dire che è lecita nei mezzi ma illecita nei fini.
I problemi correlati all’evasione e all’elusione fiscale, con il passare del tempo, hanno presentato una connotazione sempre più internazionale, grazie al ruolo sempre maggiore della fiscalità sia sul mercato globale che nelle singole economie nazionali. La mobilità di merci e capitali, che ha raggiunto ormai livelli massimi, assieme ad un’accurata Pianificazione Fiscale Internazionale, rende sempre più semplice delocalizzare i propri redditi. L’utilità sociale del prelievo fiscale è stata profondamente messa in crisi. Capita difatti anche troppo spesso che notevoli patrimoni, che in teoria sono soggetti a maggiori prelievi fiscali, siano quelli per i quali è più semplice sfuggire al pagamento delle imposte, grazie alla loro notevole facilità di mobilizzazione a livello internazionale.
In questo ambito, la condotta prevalente degli attori del mercato si può riassumere in due azioni fondamentali collegate tra loro: le aziende, soprattutto le multinazionali, hanno studiato tecniche di Pianificazione Fiscale Internazionale sempre più complesse, mentre gli Stati  hanno dovuto adeguare la legislazione fiscale per fronteggiare la situazione.

Da un punto di vista teorico, una buona strategia di Pianificazione Fiscale Internazionale dovrebbe prevedere la creazione di strutture societarie in altre nazioni esclusivamente per reali esigenze di produzione o per ottenere un miglioramento del proprio livello competitivo. Nella pratica, invece, queste strategie sono spesso utilizzate solo per acquisire notevoli vantaggi fiscali, mediante l’attuazione di tecniche molto sofisticate. Bisogna però anche considerare che il “fattore fiscale” è un elemento fondamentale nella competizione tra imprese, dato che l’applicazione di aliquote fiscali, spesso molto elevate, produce una notevole diminuzione dell’utile.
Gli Stati quindi, per riuscire a fronteggiare quei casi in cui la Pianificazione Fiscale Internazionale mostra tratti di elusione e/o evasione, hanno emanato diversi provvedimenti, attuabili sia a livello nazionale che internazionale: sia tramite accordi bilaterali tra Stati diversi che consentono lo scambio di informazioni, sia per mezzo dell’integrazione nel proprio ordinamento legislativo di normative interne di lotta alla elusione ed evasione fiscale internazionale (un esempio per tutti è costituito dalle normative sul Transfer Pricing).
In conclusione, si può quindi affermare che la Pianificazione Fiscale Internazionale è legittima quando l’azienda riesce a salvaguardare il proprio interesse economico nel rispetto delle normative fiscali, che hanno lo scopo di far funzionare la macchina statale mediante erogazione di servizi pubblici (educazione, welfare, etc) ai cittadini ma anche alle stesse imprese. Il problema degli Stati, di enorme complessità, è anche riuscire a bilanciare il costo di questi servizi (cioè l’onere fiscale) con la bontà degli stessi (ad esempio con creazione di infrastrutture, incentivi agli investimenti, e così via) in modo da ridurre il più possibile la fuoriuscita di capitali.

Fonte: http://www.rakconsult.com