L’obiettivo è analizzato a fondo e confrontato con altre ottiche: sia con il prestigioso 24-70 f/2.8, sia con il nuova 28-300.
postato da foresto il 23/11/2010
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Il sito mansurovs ospita una bella recensione del nuovo tuttofare professionale Nikon. L’obiettivo è analizzato a fondo e confrontato con altre ottiche: sia con il prestigioso 24-70 f/2.8, sia con il nuova 28-300, sia il vecchio 24-120 f/3.5-5.6. Vediamo cosa è riportato nell’articolo.

La nuova ottica nikon va a sostituire il poco apprezzato 24-120 f/3.5-5.6. Il range di focali coperti è critico per una serie di tipologie fotografiche, e l’unica proposta “seria” di nikon prima dell’avvento di questa lente era il magnifico, ma pesante e ingombrante 24-70 f/2.8.

Il nuovo 24-120 si presenta come un obiettivo dall’escursione moderata (5x), con una apertura focale costante (f/4) e utilizza tutti una serie di tecnologie ottiche/meccaniche all’avanguardia: vibration reduction (VR) di seconda generazione, motore ultrasonico, 3 elementi asferici, 2 lenti a bassisima dispersione (ED) e rivestimento ai nanocristalli (NanoCrystal Coating).

Il range di focali coperte è uno dei più utilizzati: matrimoni, reportage, street, viaggi sono solo alcuni esempi di utilizzo. L’apertura costante dà uno stop di vantaggio sia sul vecchio 24-120 f/3.5-5.6 (che oltre gli 85mm era già a f/5.6) sia al 28-300 (che è f/5.6 dopo i 105mm). L’ampia (ma non eccessiva) escursione consente una flessibilità di utilizzo notevole senza costringere a cambi di ottica.

Dal punto di vista puramente fisico, l’obiettivo è ottimamente costruito, con una impressione di forte solidità. È significativamente più leggero (270grammi di meno) e più corto del 24-70. È invece abbastanza largo: il barilotto è praticamente uguale a quello del 28-300, e sicuramente è più massiccio del vecchio 24-120 f/3.5-5.6. È realizzato in metallo (che contribuisce non poco al peso) rivestito in plastica; zoomando verso i 120mm si allunga in due segmenti, il primo più interno in metallo, il secondo di plastica. Non c’è gioco del barilotto interno che non “balla” neanche alla massima estensione. Sebbene non un carro armato come il 24-70 è comunque molto solido e dovrebbe resistere a caldo, freddo, polvere e umidità senza grossi problemi.

La messa a fuoco è rapida e sicura, senza incertezze. Molto, molto più veloce del 28-300, anche se non fulminea come quella del 24-70. Anche dopo aver agganciato il soggetto, il 24-120 riesce a tenerlo a fuoco anche a fronte di movimenti dello stesso (anche se qui influisce molto anche la macchina). La sua rapidità è paragonabile a quella del nuovo AF-S 85 f/1.4G. In questo aspetto è veramente molto migliore del 28-300, che è molto più lento.

Il sistema di riduzione delle vibrazioni (VR) di seconda generazione è veramente prezioso in condizioni di bassa luminosità. Anche se non può bloccare i movimenti del soggetto [come mi faceva notare un lettore] è un egregio sostituto del cavalletto, almeno in alcune condizioni.

Lo sfocato è abbastanza buono, anche se non può competere con obiettivi più dedicati, come i fissi, o il 70-200, pensato per isolare il soggetto dallo sfondo. Rispetto al 24-70 è leggermente più nervoso, ma comunque molto buono, senza artefatti sui punti luce sfocati.

Uno dei due difetti del 24-120 è, però, la vignettatura: soprattutto a 24 mm e a tutta apertura, si osserva [sul formato FX, perlomeno] una evidente caduta di luce. Se si monta un filtro, poi, a 24 mm la caduta è veramente importante. Sebbene in alcune tipologie di fotografie questo non sia fastidioso (dipende anche dallo stile di fotografia), è un aspetto da tenere presente. Così come è da tenere presente che è un difetto facilmente attenuabile (o eliminabile) in postproduzione.

L’obiettivo resiste bene al controluce: non si notano grossi artefatti neanche nelle situazioni più estreme. Diverso invece il discorso sulla distorsione. Il secondo difetto infatti del 24-120 è una importante distorsione, che è a barilotto alle focali più basse e diventa a cuscino quando ci si avvicina ai 120mm. Anche questo è un difetto che può non essere fastidioso e che può facilmente essere corretto, ma è da tenere presente. Buono invece il controllo dell’aberrazione cromatica, che presenta qualche traccia di viola negli angoli, ma che non è troppo evidente. Anche questa può essere corretta via software.

A differenza del 28-300 e del 70-200 II, questa lente non accorcia la focale in modo estremo quando si mette a fuoco un oggetto vicino. Ciò vanifica molto del vantaggio che il 28-300 ha sul lato “lungo” dello zoom: solo all’infinito, infatti, le due lenti hanno i dati di targa. Mettendo a fuoco oggetti più vicini, tutte le lenti (è un fatto fisico) si “accorciano” un po’. Il 28-300 (e il 70-200 II) lo fanno in modo molto molto marcato,

Passando ai test sul campo (o meglio, sulla focus chart) si vede come il nuovo 24-120 sia estremamente nitido al centro a tutte le focali e a tutte le aperture. Gli angoli sono leggermente (leggermente) morbidi a tutta apertura, soprattutto alle focali più corte, ma recuperano velocemente chiudendo un po’ il diaframma. Un obbiettivo ottimo quindi ? Confrontiamolo con degli altri per avere un raffronto.

Alcune recensioni (*cough* Ken *cough* Rockwell *cough*) suggeriscono che il 28-300 sia da preferire al 24-120 perché di prestazioni simili, ma con un prezzo minore ed una escursione maggiore. Abbiamo già visto come la velocità di messa a fuoco sia invece decisamente a favore del 24-120. Anche il fatto di avere una luminisità costante non è un fattore da trascurare: oltre i 105 mm infatti si ha uno stop di vantaggio. Ma la nitidezza come va ? Rispetto al 28-300 il nuovo 24-120 è decisamente molto più nitido e più contrastato, in modo molto più evidente alle focali più corte. Solo chiudendo a f/8 le due ottiche iniziano ad assomigliarsi [ma quale ottica non va bene a f/8?]. Alle focali più lunghe la differenza cala -anche se il 24-120 è sempre migliore. Non dimentichiamo poi che alle focali più lunghe il 24-120 ha comunque uno stop di vantaggio.

Rispetto al 28-300 quindi i vantaggi sono:

autofocus più veloce e più accurato,
4mm in più (che corrispondo a 10°!) sul lato grandagolare
nanocristalli (quindi meno riflessi)
qualità costruttiva: il 24-120 è un’ottica professionale, con meno variazioni fra un esemplare e l’altro
apertura costante
nitidezza
Rispetto a sua maestà il 24-70 f/2.8 il nuovo 24-120 si comporta in maniera egregia: ok, il 24-70 ha uno stop di vantaggio, ma la nitidezza a f/4 è praticamente la stessa, a tutte le lunghezze che hanno in comune. Il 24-120 vignetta un po’ di più e ha qualche aberrazione in più negli angoli, ma per il resto i risultati sono sovrapponibili. Le due ottiche, quindi, sono sicuramente confontabili.

Rispetto al 24-120, il 24-70 ha dalla sua

Uno stop di apertura in più (f/2.8 vs f/4) che dà più luce e sfocato migliore
Costruito come un carro armato
Meno vignettuatura e distorsione [forse]
Ma il 24-120 è

più compatto e leggero
più economico
più “lungo”: arriva a 120mm (prezioso in occasioni come cerimonie)
stabilizzato (VRII)
Rispetto al vecchio 24-120 f/3.5-5.6 il nuovo f/4 è più nitido a tutte le focali, oltre ad avere uno stop di vantaggio alle focali più lunghe (oltre 85mm). A parte il prezzo (il vecchio costa la metà ora) non c’è proprio gara.

Visto che il 24-120 si sovrappone per ben 50mm al 70-200, vediamo come si comporta rispetto a quest’ultimo nelle focali comuni. Mediamente, il 24-120, nonostante uno stop di svantaggio, che vuol dire non solo menu luce, ma anche meno isolamento del soggetto rispetto allo sfondo, si comporta benissimo; è anzi leggermente più incisivo negli angoli. Teniamo comunque conto che il 70-200 è progettato per essere (anche) una lente per ritratti, per cui ha uno sfocato migliore, ma il nuovo 24-120 non sfigura nemmeno un po’.

In definitiva un’ottica davvero riuscita, eccellente a tutte le focali, paragonabile (non migliore, ma confrontabile) a capolavori come il 24-70 o il 70-200. Per determinati tipi di utilizzo (cerimonie, matrimoni, street) la comodità di poter arrivare da 24 a 120mm con uno scatto di polso può essere impagabile – e senza sacrificare in alcun modo la qualità di immagine che resta superba. Gli unici nei sono la vignettatura a tutta apertura e la distorsione. Difetti sicuramente presenti ma non gravi (addirittura in alcune foto da matrimonio un po’ di vignettatura è ricercata a proposito) e comunque rimediabili in postproduzione.

 

Fonte: http://www.attaccof.it/