Il capo del Pentagono Mattis prepara l’assalto finale al Califfo. Assad torna in gioco. Mosca lancia il piano di spartizione della Siria «Sradicare l’Isis dalla faccia della Terra». È questo il...
postato da thebirdnews il 28/01/2017
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Il capo del Pentagono Mattis prepara l’assalto finale al Califfo. Assad torna in gioco. Mosca lancia il piano di spartizione della Siria

«Sradicare l’Isis dalla faccia della Terra». È questo il primo punto della politica mediorientale di Donald Trump e uno dei pilastri dell’intesa con Theresa May. Ma per farlo il neopresidente americano dovrà mettere insieme molti tasselli. Se il Califfato è sopravvissuto per quasi tre anni agli assalti di quasi tutte le potenze mondiali è per le divisioni fra i suoi nemici. Il rinnovato asse anglo-americano dovrà per forza allargare le alleanze e renderle più efficaci.

Anche nella telefonata di oggi fra Trump e il presidente russo Vladimir Putin si parlerà soprattutto di «lotta al terrorismo». Con la consapevolezza che senza un accordo sulla Siria l’assalto finale allo Stato islamico in tempi rapidi è impossibile. Sul piano militare ci sta lavorando il nuovo Segretario alla Difesa James Mattis. Serve prima però una base strategica e diplomatica.

Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha già fatto trapelare qualcosa. Assieme alla bozza di nuova Costituzione per la Siria, è pronta anche un mappa. Mostra, disegnate con matita rossa, verde e blu le «safe zone» da attribuire alle grandi potenze. In rosso quella russa, in verde quella turca, in blu le due americane. Una al confine Nord, nei territori che i curdi vorrebbero trasformare in una loro regione autonoma. E una a Sud, nell’area di Daraa, al confine con la Giordania.

Donald Trump ha parlato due giorni fa, non a caso, di «safe zone» in Siria. Un modo politicamente corretto, una volta tanto, per dire «zone di influenza». Nel «deal» con i russi che ha in mente il leader americano ci sono molte carte da scambiare, e una potrebbe essere la permanenza del raiss siriano al potere in cambio delle «zone d’influenza», teste di ponte da dove lanciare l’assalto a Raqqa e al cuore del Califfato. Per chiudere la partita.

Il piano di Mattis 
Trump ha incaricato Mattis di preparare un piano «più aggressivo» entro un mese. Finora l’azione statunitense è stata frenata dal dogma «lottare contro l’Isis e al tempo stesso contro Assad». In questo modo si è investito molto sui guerriglieri curdi dello Ypg, con buoni risultati, e sui «ribelli moderati», con risultati nulli. Bashar al-Assad è rimasto in sella e l’Isis si è radicato in tutto l’Est del Paese.

Fonte: http://thebird.altervista.org/raid-truppe-e-nuove-alleanze-ecco-la-strategia-anti-jihadisti/