In alcuni forum, soprattutto quelli frequentati da utenti di giovane età, è emerso un certo interesse per il romanzo di Levi “Se questo è un uomo”. Proprio ai giovani si rivolge l’autore nella...

Primo Levi e il suo romanzo “Se questo è un uomo” destano l’interesse degli utenti del web

postato da PaolaVr il 16/07/2010
Categoria: Letteratura - tags: auschwitz + campi di concentramento + primo levi + romanzo + se questo e un uomo

In alcuni forum, soprattutto quelli frequentati da utenti di giovane età, è emerso un certo interesse per il romanzo di Levi “Se questo è un uomo”. Proprio ai giovani si rivolge l’autore nella prefazione del 1972 all’edizione scolastica di “Se questo è un uomo” (edita da Giulio Einaudi):

 

Libri come questo, oggi, non possono più essere letti con la serenità con cui si studiano le testimonianze sulla storia passata: come Brecht ha scritto, ‹‹la matrice che ha partorito questo mostro è ancora feconda››.

Proprio per questo e perché non credo che la reverenza che si deve ai giovani comporti il silenzio sugli errori della nostra generazione, ho accettato volentieri di curare un edizione scolastica di “Se questo è un uomo”. Sarò felice se saprò che anche uno solo dei nuovi lettori avrà compreso quanto è rischiosa la strada che parte dal fanatismo nazionalistico e dalla rinuncia della ragione.

 

Scritto fra il dicembre del 1945 e il gennaio del 1947, “Se questo è un uomo” è il drammatico diario della prigionia di Levi nei campi di concentramento.

L’autore, chimico torinese, aveva solo ventiquattro anni quando fu catturato dalla milizia fascista alla fine del 1943 e consegnato ai nazisti che lo deportarono ad Auschwitz, perché era ebreo e partigiano. All’epoca dei fatti, il governo tedesco aveva deciso di sospendere le uccisioni ingiuste dei singoli e di allungare la vita dei prigionieri per sfruttarli come manodopera. Primo Levi fu una delle quattro persone su quarantacinque, contenute nel suo vagone, che riuscì a sopravvivere.

Ha scritto questo testo non per vendicarsi delle crudeltà subite, ma come testimonianza di un avvenimento storico tragico: una testimonianza sconvolgente ed efficace. Levi stesso ha dichiarato di essere una persona estranea al sentimento dell’odio che ritiene rozzo e animalesco. Non ha mai coltivato nel suo animo sentimenti di rivalsa e vendetta verso il nemico.

Il romanzo si apre con l’omonima poesia:

 

 

Se questo è un uomo

 


Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.  



La poesia  è un appello a tutti quelli che hanno la coscienza tranquilla, che vivono quasi senza prendere posizione su nulla. Bruscamente Primo Levi si rivolge a quelle persone con l’imperativo considerate; li sprona ad esprimere una considerazione sullo stato vivendi a cui è costretto un individuo. Parla di chi nel campo di concentramento fatica, si ammazza per un tozzo di pane, che non trova serenità e che può morire per un sì o per un no.

Dopo la descrizione dell’uomo, ecco quella della donna, privata della sua bellezza fisica e della sua memoria, annullata nel suo nome e nell'istinto materno. Uomini e donne annientati, ridotti a corpi scavati e privati della loro anima.

Primo Levi chiede di riflettere, di non dimenticare, di custodire questa cruda realtà nel cuore e condanna l’indifferenza.

Sicuramente non sarà dimenticato dai lettori che sul web rilasciano commenti unanimi nel reputare il romanzo un capolavoro, un libro didattico per le generazioni presenti e future.