Può accadere, come in effetti è successo, che mi si siano presentati due avvenimenti quasi identici, anche se accaduti in tempi diversi en in luoghi lontani tra loro, Palermo e Imola, due...

PALERMO E IMOLA: DUE MONUMENTI, DUE IDENTICI DESTINI di Claudio Alessandri

postato da claudio alessandri il 22/06/2011
Categoria: Cultura e Società - tags: cultura
Monumento XIII Vittime (Palermo)

 

 

 Può accadere, come in effetti è successo, che mi si siano presentati due avvenimenti quasi identici, anche se accaduti in tempi diversi en in luoghi lontani tra loro, Palermo e Imola, due città italiane, una con pochi abitanti, l’altra una metropoli, una amministrata da un partito di sinistra, l’altra da un partito di destra. Fin qui è l’antefatto, adesso inizio il racconto degli avvenimenti che hanno dato vita a quanto sto per raccontare.

Inizierò da Palermo per rispettare l’ordine cronologico fra i due accadimenti. Nella città siciliana, esistono molti luoghi che videro nascere e morire nel sangue, i moti rivoluzionari che precedettero l’impresa dei “Mille” e l’Unità d’Italia, ma uno, in particolar modo, assurse quale simbolo del sacrificio di tredici patrioti che pagarono con la morte ,“moschettati”, dai soldati borbonici.

A molti potrebbe apparire come un episodio marginale visto l’esiguo numero dei rivoltosi, tredici, ma il loro sacrificio segnò l’inizio di un movimento di ribellione corale che Garibaldi, grande stratega, prese a pretesto per sbarcare a Marsala e dare inizio alla conquista dell’Italia intera.

Ebbene, quel sacrificio dei tredici, non venne dimenticato e a imperituro ricordo, venne innalzata nella piazza che prese il nome di tredici vittime, una stele marmorea di non grandi dimensioni, ma ben proporzionata, anche se, in casi di questo genere, non dovrebbe prevalere il dato estetico su quello morale. Quella stele rimase al suo posto per svariati anni, fino a quando, non si verificarono a Palermo fatti gravissimi, l’uccisione per mano mafiosa, di Pio la Torre (1982) e di Carlo Alberto dalla Chiesa (1982), la stele venne spostata a margine della piazza per fare posto al monumento in acciaio, su disegno del notissimo scultore Mario Pecoraino, “dedicato ai caduti nella lotta contro la mafia”.

Quando le autorità inaugurarono quel nuovo monumento, non furono pochi i palermitani che rimasero perplessi, quel complesso di alte travi di acciaio, presto rugginose, un senso doveva averlo per lo scultore, per moltissimi palermitani, ancora oggi, rimane un oggetto incomprensibile, addirittura offensivo per i morti di mafia . E la stele che ricorda le tredici vittime, venne sacrificata sull’altare dei nuovi martiri, meritevoli senza dubbio quanto i primi, ma non capiremo mai con quale criterio o logica è stata rimossa la stele dedicata alle tredici vittime del risorgimento e mai più riposizionata nel luogo che le spettava per logica storica.

E l’attinenza con Imola? È presto detto. Circa nove anni addietro, mi sono recato in quella splendida cittadina a cavallo tra Emilia e Romagna, una visita alla città era d’obbligo. Percorrendo la strada principale e storica, Via Emilia, superata la sede del Municipio, davanti ai miei occhi si è aperta una piazza grandissima, stavo ammirando piazza Matteotti, al suo centro si alzava un monumento commemorativo dei caduti imolesi del conflitto ’15 – ‘18, monumento voluto, nel periodo fascista, da Benito Mussolini.

A dire il vero, ad un primo sguardo, quel monumento mi parve ripetitivo, uno schema architettonico visto in tante altre città italiane, l’aspetto poco attraente diveniva ancora più evidente per il colore luttuoso del materiale utilizzato per costruirlo, un grigio “sporco” e probabilmente lo era effettivamente. Comunque non mi sono fermato alla prima impressione, mi sono accostato e lo ho esaminato attentamente, mi sono accorto immediatamente che la maggior parte delle targhe in bronzo con incisi, probabilmente, i nomi dei caduti imolesi, erano state divelte, della loro esistenza ne erano testimoni i fori di ancoraggio che conferivano all’insieme un aspetto deturpante e sciatto. Ricordo che provai profondo disagio, accentuato dalla assoluta ignoranza, nel merito, di tutti i presenti dai quali cercai attingere notizie del perché quel monumento dimostrasse evidente abbandono.

Trascorse un anno da quel giorno e tornato a Imola, tornai curioso in Piazza Matteotti dove appresi che, a breve, quel monumento sarebbe stato smontato per essere collocato in un luogo più idoneo di Imola, una spiegazione sibillina che poteva significare tanto, ma anche niente.. Da allora, anno dopo anno, le notizie si susseguivano incomplete, titubanti, fino a quando mi fu detto che il monumento sarebbe stato collocato nei pressi della periferia Sud della cittadina, per chi conosce Imola nei pressi di Porta Montanara, la piazza, grazie a un prestigioso progetto, sarebbe tornata all’antica funzione, cioè a quella rinascimentale di riunione del popolo e contemporaneamente di grande mercato.

Ho avuto l’occasione di esaminare quel progetto, prevedeva una ristrutturazione della piazza con impiantito arricchito da soluzioni geometriche e lungo il fronte che prospetta Via Emilia, sarebbero state poste delle fontanelle decorative a cascata, provviste di luci, la notizia mi allietò, visto che Imola vanta il primato, non commendevole di essere l’unica città italiana priva di una, dico una fontana. Negli anni successivi, la piazza fu impegnata da grande attività, il monumento ai caduti, nel frattempo giaceva ancora a pezzi. Non si riusciva a trovare un luogo “idoneo” ad accoglierlo.

Nel frattempo nascevano i comitati promotori dei cittadini per stimolare l’amministrazione comunale a risolvere “l’annoso problema” del monumento ai caduti. Si rincorrevano le voci di boicottaggio ideologico, comparivano sui muri del centro di Imola dei manifesti ispirati al classico spirito corrosivo dei romagnoli, diretto al sindaco del tempo, qualcuno giunse a fare girare la voce che era scomparso qualche “pezzo” del monumento, impossibile rimontarlo. Poi tutto parve risolversi, nel 2009, giunse il sospirato assenso da parte della Soprintendenza ad eseguire i lavori per la sistemazione di piazza Matteotti, il monumento ai Caduti imolesi sarebbe stato rimontato nel giardino Curti, parola del Sindaco.

Appena ebbi l’occasione di tornare a Imola, andai di corsa a vedere la piazza Matteotti finalmente ultimata, ma appena giunto potei constatare che la piazza si presentava immensa, e dolorosamente vuota. E le fontanelle illuminate? L’atmosfera risorgimentale per la quale si era spesa tanta fatica e denaro? Nulla. A quel punto mi tornò in mente piazza XIII Vittime a Palermo, le analogie fra le due vicende erano impressionanti, la stele alle XIII Vittime spodestata dal luogo logico dove era sorta e finita chissà dove, la piazza dedicata a quei poveretti adesso ospitava una scultura “monstre” che nulla ha da spartire con i fatti risorgimentali.

Il monumento di pazza Matteotti a Imola, a sentire il sindaco Daniele Manca, presto verrà rimontato, non per volere essere pessimisti, ma a questo punto ci affretteremo a controllare l’avvenimento, appena tornerò a Imola, città splendida come del resto Palermo, ma entrambe vittime di sfortunate coincidenze, togliamo subito il dubbio delle ideologie, di destra o di sinistra, poco importa, importanti invece le convinzioni personale che, reputiamo, siano estranee alle menti di coloro che sono chiamati ad amministrare una città, dovrebbe essere così, ma…

                              Claudio Alessandri