Italia seconda potenza mondiale dopo la Spagna ma, nel corso del 2016, la produzione ha registrato un calo consistente.

Olio d’oliva: Italia secondo Paese al mondo ma perde il 37%

Le ultime proiezioni elaborate da Unaprol - Consorzio Olivicolo Italiano e pubblicate da Coldiretti mostrano un quadro preoccupante per gli esercenti del comparto olivicolo del Made in Italy: siamo il secondo Paese al mondo per produzione di vino ma, rispetto ai volumi del 2015, si attesta un calo del 37%. Un’altra annata da dimenticare per il Belpaese, la seconda in anni dopo quella del 2014, se pure con diverse attenuanti. La produzione olivicola ha attestato un calo generale comune a livello globale, con la Grecia (terza forza del settore) al -20% e Tunisia (quinta) al -21%. Sorprende, invece, la Turchia, quarto Paese per produzioni e che fa segnare un incredibile +33%; stabile la Spagna, incontrastata prima potenza al mondo con i suoi 1.400 milioni di kg prodotti, contro i 298 dell’Italia e i 240 della Grecia.

Le cause del calo

Un calo per alcuni versi fisiologico, considerate le condizioni meteo instabili e un inverno mite, troppo mite, che ha causato danneggiamenti delle olive in fase di maturazione e limitato la produzione. Ovviamente, va menzionata la questione xylella, il batterio che sta creando danni e perdite per l’olio pugliese, siciliano e sardo in particolare; la xylella non ha in realtà inciso in maniera rilevante sul raccolto sebbene,come ricorda il vice presidente di Unaprol Pantaleo Piccinno: “Quello della Xylella è un danno progressivo dovuto al graduale essiccamento della pianta che via via si fa più pesante. E purtroppo non si riscontrano progressi nei tentativi di contrasto”.

Il contesto italiano

Il Mezzogiorno ha registrato perdite medie del 50% del raccolto, con picchi in Calabria e Campania; la Puglia si conferma ancora una volta regione più produttiva del segmento olivicolo, seguita da Sicilia e Calabria. Al Centro, le perdite complessive sono state pari al 40% del raccolto, mentre al Nord si registrano interessanti controtendenze, su tutte, il Veneto, che fa registrare un inaspettato +30%; stime in positivo anche per Friuli e Trentino mentre la Lombardia si conferma sugli standard del 2015.