L’altipiano è coperto di neve, come le cupole delle moschee e i tetti spioventi delle case dai colori pastello del centro storico, così pittoresche da sembrare irreali. Un paesaggio fra Asia ed...
postato da thebirdnews il 06/01/2017
Categoria: Estero - tags: esteri
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L’altipiano è coperto di neve, come le cupole delle moschee e i tetti spioventi delle case dai colori pastello del centro storico, così pittoresche da sembrare irreali. Un paesaggio fra Asia ed Europa che spiega come mai i popoli dei glaciali deserti mongoli scelsero l’Anatolia come seconda patria. Rovente e arida d’estate, freddissima d’inverno.

Qu asi mille anni fa Konya, a 460 chilometri a Sud-Est di Istanbul, diventò la capitale del primo sultanato turco sulle terre ex bizantine. La prima pietra di quello che poi sarebbe stato il grande impero ottomano. Oggi è al centro di un’altra connessione fra Asia centrale e Turchia. Molto diversa e molto più distruttiva. Quella che smista combattenti turchi verso il Califfato e dà copertura ai foreign fighter delle cellule jihadiste che vogliono destabilizzare il pilastro meridionale della Nato.

A un paio di chilometri dalle moschee e i monumenti della gloriosa era dei turchi selgiuchidi, nel quartiere residenziale accanto all’Università, Selçuklu Ilçesi, c’è il palazzo dove il killer di Capodanno ha affittato una casa per sé, la moglie e i due figli, prima di spostarsi a Istanbul per compiere la strage. Un edificio a cinque piani, verdino, il colore prediletto dell’architettura dei selgiuchidi. Come sia arrivato fino a Konya Ebu Muslim Khorasi non è stato ancora spiegato. Il nome di battaglia, Khorasi, indica che è originario della regione del Khorasan, come in arabo viene chiamata l’Asia centrale. Probabilmente dal Kirghizistan, ma non è detto. Un’altra pista è che sia arrivato dalla Siria, attraverso il poroso confine fra Jarabulus e Karkamis, e poi in pullman fino a Konya, la città del grande santo sufi Rumi, detto anche Mevlana.

Anche se i sufi sono odiatissimi dall’Isis Rumi ha influenzato molto l’islam conservatore in Turchia e proprio in Asia centrale. Un terreno fertile per i gruppi in guerra con la modernità occidentale. Per questo le prime reti di reclutamento in Turchia si sono sviluppate a Konya. E dal 2014 l’Isis ne ha fatto la sua base principale. Sempre nella zona di Selçuklu Ilçesi c’era la piccola libreria dove il principale reclutatore islamista, Mustafa Gunes, indottrinava i giovani di Konya e dintorni e ne faceva aspiranti soldati del Califfato. I video delle lezioni venivano poi pubblicati su YouTube come strumento di reclutamento sul web. In una di queste «lezioni» si vede una ragazza, poi aspirante kamikaze, arrestata prima che si facesse saltare in aria.

La zona dell’Università però non sembra un covo islamista. Si vedono poche ragazze con fazzoletti in testa. Cemre Yarar, 22 anni, studentessa in ingegneria, sta sui libri, davanti a una tazza di tè, al secondo piano del caffè Kivircik. «Ieri l’Isis, oggi i curdi, siamo diventati la capitale del terrorismo», commenta amara. Il suo sogno è di andarsene all’estero «al più presto, in America». Per la mancanza di sicurezza, e «l’islamizzazione strisciante». Ma «non è certo all’Università» che l’Isis cerca nuovi adepti. I reclutatori battono altre strade e il più «creativo di tutti» è senz’altro Mustafa Gunes. «Andava ai funerali dei giovani morti combattendo in Siria – racconta Aaron Stein del Rafik Hariri Institute -. Avvicinava i fratelli, i parenti e li attirava nella sua rete». E trasformava il dolore in voglia di vendetta.

Fonte: http://thebird.altervista.org/nel-cuore-dellanatolia-dove-il-califfo-recluta-miliziani-per-la-jihad/