Se mi è consentito, vorrei dire la mia sulle soventi esibizioni folkloristiche del Colonnello (?) Muhammar Gheddafi e sulle sue rivendicazioni nei confronti dell’Italia per i danni causati alla...
postato da claudio alessandri il 01/09/2010
Categoria: Cultura e Società - tags: cultura
muhammar gheddafi

Se mi è consentito, vorrei dire la mia sulle soventi esibizioni folkloristiche del Colonnello (?) Muhammar Gheddafi e sulle sue rivendicazioni nei confronti dell’Italia per i danni causati alla Libia durante la sciagurata campagna militare mussoliniana e della sua pretesa di “un posto al sole” e se consideriamo la posizione geografica di quel Paese, il sole, almeno quello, era assicurato, il posto no, almeno da quando Gheddafi, si è impadronito del potere in Libia con un colpo di mano, divenendone il dittatore.


Mi si potrebbe obiettare che, data la mia età, non conoscendo i fatti di allora, cosa potrei dire su degli avvenimenti che non ho vissuto personalmente e che, probabilmente, ho appreso dai racconti di coloro che quei fatti li hanno vissuti sulla loro pelle, quindi “di parte”, poco attendibili.


Verissimo se non fosse che ho potuto raccogliere i racconti di moltissimi “defenestrati” dalla Libia dopo l’avvento di Gheddafi. Alti funzionari addetti all’amministrazione dei nuovi possedimenti, ingegneri che dirigevano le centrali idroelettriche che fornivano la luce a case, strade, ma principalmente alle nuove industrie, altri che avevano fatto nascere dal nulla strade asfaltate e infrastrutture varie, prima che venga detto da altri lo dico io, fascisti della prima ora che trattavano i libici con il disprezzo che si addice ad una “razza superiore”, portatori di benessere, non vi è dubbio, ma odiati perché si erano impossessati di una terra non loro con la forza causando una infinità di morti e adesso la governavano in dispregio dei legittimi proprietari.


Poi ho conosciuto e raccolto i loro racconti, come già detto, tutti fascisti fedeli al loro condottiero che, rientrati in Italia, hanno continuato ad occupare posti di prestigio percependo lauti stipendi, e i “rurali” il fascismo aveva epurato il nome di “contadini”, gente semplice che non si era chiesta se era loro diritto impossessarsi di quelle terre, l’Italia agricola, principale attività del “Bel Paese” era divenuta troppo “stretta” per l’aumento della popolazione, la fame attanagliava milioni si veneti, siciliani e campani e altri ancora, per loro si spalancava un mondo insperato, non che offrisse ricchezza e una vita di ozio, ma estensioni di terra che non era stata mai dissodata, non si era aperta al passaggio del vomere, per la verità quella che avevano trovato non era quello che si definisce un terreno fertile, era più sabbia che terra, ma loro non si erano scoraggiati, a loro interessava fare diventare fertile quel pezzo di deserto e vi riuscirono, quanto scritto è documentato da una fotografia scattata a “volo di uccello” di uno degli insediamenti “rurali” italiani in Libia.


Poi Gheddafi, molti anni dopo, li aveva cacciati, avevano perduto tutto, terra e speranza, ma avevano lavorato alacremente da pari a pari con i libici, nessuna violenza, collaborazione e condivisione della fatica, da bravi “rurali” avevano reso fertile l’infertile deserto, che in brevissimo tempo tornò a dominare un paesaggio spettrale che aveva smarrito una guida saggia e mai pretenziosa, quella dei “rurali”.


Tornati in Italia, possedevano solo i miseri vestiti indossati durante la fuga precipitosa, i nostri governi avevano compensato quei “cattivi soggetti” con qualche casa economica e, per rimborsarli dei guadagni perduti per mancanza di lavoro, degli impieghi presso enti pubblici, modesti per i modesti, ricchi per i ricchi.


Adesso i nostri governanti accolgono con larghi sorrisi il “colonnello” (?) e il suo seguito da caravanserraglio, lo riempiono di gentilezze e l’assecondano in tutte le sue stravaganze e sono tante, quasi da “casa dei matti”.


Le motivazioni non mancano e sono tutte importanti; il sottosuolo libico, a differenza della superficie improduttiva, è straripante di petrolio e di gas metano, inutile dire che questi elementi sono per l’Italia indispensabili come per tutti i Paesi industrializzati; a tal proposito, quando Mussolini conquistò il suo”posto al sole” in Libia, venne edotto di questa enorme ricchezza, ma a lui il petrolio ed il metano non interessavano, lui da buon condottiero di un popolo contadino, voleva che la Libia divenisse un giardino da offrire ad esempio alle grandi potenze che con le “inique sanzioni” avevano privato l’Italia anche del necessario, dell’indispensabile, ed ecco il perché dell’autarchia.


Tutto il vasto territorio; può sembrare inverosimile, ma fu proprio questa la decisione del duce, niente petrolio e metano e l’Italia pagò il fio di essere sottomessa ad una cieca dittatura, bisognava produrre grano e verdure, un bel calcio nel sedere da parte di Gheddafi e “tutti a casa in castigo”, e conoscendo l’elemento bisogna dire che era finita bene.


L’attuale Governo italiano, riconosciuti i torti (?) commessi nei confronti della Libia, ma non gli indubbi meriti, e per questa affermazione nessuno mi chiami fascista perché non lo sono, non lo sono stato, ne lo sarò mai, ha sborsato una somma in euro da fare girare la testa, più altri euro per vari motivi e la promessa di costruire una autostrada attraverso il deserto libico e altri ammennicoli vari.


In questi giorni il colonnello (?), ospite a Roma del nostro governo per festeggiare la ricorrenza della firma del trattato di pace italo-libico, ospite di Roma, si è dedicato a dare spettacolo con le sue stravaganze, la sua guardia del corpo costituita da “amazzoni”, trenta cavalli berberi per una esibizione congiunta con i nostri carabinieri a cavallo, la tenda beduina nel parco di una villa ed altre piacevolezze simili, da evidenziare, perché meritevole, la lezione coranica tenuta dallo stesso colonnello(?) a circa duecento belle fanciulle, omaggiate con un gettone di cinquanta euro o settanta, il perché di questa differenza, non mi è dato sapere, comunque dato notevole, ben tre delle fanciulle si sono convertite alla fede musulmana.

 

Questo evento “sconvolgente” per varie motivazioni, mi ha ricordato un altro tentativo di conversione, quella volta però al cristianesimo, Francesco d’Assisi, gia frate, ma ancora non santo, nel XIII sec. Si recò in Africa per condurre i miscredenti arabi alla fede di Cristo, il Saladino lo accolse con squisita gentilezza, lo ospitò e lasciò che il “poverello di Assisi” predicasse la sua fede, ma nonostante la forza persuasiva sorretta da una Entità Superiore, lasciò l’Africa senza che un solo musulmano si fosse convertito al cristianesimo.


Geddafi, in una sola mattina, è riuscito per ben tre volte dove S. Francesco aveva fallito. Cosa pensare? Che Geddafi è stato più persuasivo di S. Francesco, oppure che le tre convertite siano ispirate da Maometto, o ancora delle povere labili di mente, ai posteri l’ardua sentenza. In fine il colonnello(?) ha concluso che tutta l’Europa diverrà musulmana e se lo dice lui!


A pensarci bene, l’Italia poteva subire un danno maggiore se qualcuno avesse ricordato a Gheddafi di chiedere i danni causati alla Libia dagli eserciti romani quando, sconfitti i libici, seminarono con il sale la città di Cartagine che avevano provveduto, in precedenza, a radere al suolo durante la terza guerra punica. Forse è meglio non ricordarglielo altrimenti sarebbero guai, inimmaginabile l’ammontare della somma che verrebbe richiesta, tenendo conto inoltre dell’ammontare degli interessi maturati da quell’episodio ai nostri giorni.


Per concludere, durante la mia ricerca di pubblicazioni rare o, comunque interessanti, presso uno dei tanto mercatini dell’usato, ho rinvenuto ed acquistato per pochi soldi, un volume che ripercorre cinquanta anni, della storia italiana, dal 1901 al 1950, edito nel 1961 dal C E N – Centro Nazionale Editoriale – Roma. Il volume è costituito essenzialmente da immagini fotografiche di grande interesse storico e documentaristico, i testi sono di Giuseppe Rauti che commenta, immagine per immagine i momenti immortalati, la prosa risente con evidenza lo stile trionfalistico e glorificante del “ventennio”, particolare che conferisce alle riproduzioni fotografiche un non so ché di “lugubre” rivisitazione di un lungo periodo durante il quale venne esaltata la potenza delle nostre armi (non le avevamo) e dell’italico coraggio (quello lo avevamo), ma non fu sufficiente a scongiurare una immane carneficina.
 

 

Fonte: http://www.italiainformazioni.com/giornale/cultura/101441/muhammar-gheddafi-quarta-guerra-punica.htm