un intervento da parte di chi rappresenta costituzionalmente la Repubblica ed è garante della Nostra Carta nel sacrale rispetto delle prerogative da questa dettate.

lettera indirizzata al Presidente della Repubblica

                                                                                                     Ecc. mo

                                                                                  Presidente della Repubblica

                                                                                  Giorgio Napolitano

                                                                                  Palazzo del Quirinale

                                                                                  00187 Roma

 

 

Oggetto: Richiesta intervento

 

Ecc. mo Presidente,

Le scrivo la presente per verificare la possibilità di un Suo intervento data la Sua nota sensibilità in tema di diritto al lavoro e per rappresentarLe la drammatica situazione in cui stanno inesorabilmente per precipitare una quarantina di famiglie di lavoratori dell’Ente Provincia di Lecce, assunti con contratto a tempo indeterminato dopo una complessa e concertata procedura di stabilizzazione, poiché la gran parte degli stessi aveva lavorato per anni sotto la “scure” del precariato “pubblico” con contratti a tempo determinato o co.co.co./co.co.pro.

Nel 2008, infatti, l’allora giunta di centrosinistra guidata dal sen. Giovanni Pellegrino aveva dimostrato grande sensibilità istituzionale e competenza amministrativa varando, come detto, un piano di stabilizzazione a seguito di un procedimento passato al vaglio delle organizzazioni sindacali che, peraltro, non fu impugnato dall’opposizione di centrodestra né risulta essere stato impugnato nei termini perentori stabiliti dalla legge da alcun altro soggetto neanche al T.A.R. di Lecce.

Duole rappresentarLe che a distanza di oltre due anni, con un’azione che sembra più una prevaricazione o una malcelata vendetta dettata dal passaggio di consegne tra amministrazione di centrosinistra a quella di centrodestra guidata dal nuovo Presidente dott. Antonio Gabellone, all’epoca capo dell’opposizione, in data 16 novembre è stata approvata dalla nuova giunta che siede a Palazzo dei Celestini da oltre un anno e mezzo, una delibera che annulla il precedente piano di stabilizzazione, con ciò compromettendo il conquistato diritto dei dipendenti precari dell’ente pubblico in questione, al posto di lavoro (pubblico) a tempo indeterminato.

La vicenda appare ancor più tragica e fumosa se si riflette sulla circostanza che l’atto deliberativo sarebbe stato emesso senza alcuna preventiva comunicazione né ai lavoratori né alle organizzazioni sindacali presenti, ma sulla sola base di pareri interpretativi (non vincolanti) assolutamente restrittivi della normativa vigente ed in un clima di totale incertezza ed indeterminatezza fondato sul “si dice…”, “…forse sarete licenziati…”, in fin dei conti determinando una nebbiosa prospettiva espulsiva che appare oggi, quanto mai, come l’avvio inesorabile al recesso dal mondo del lavoro di una quarantina di lavoratori, molti ultraquarantenni, che saranno quindi condannati alla disoccupazione dopo aver lavorato per anni nell’ente pubblico.

La verificabile assenza di scrupolosità dimostrata dall’attuale governo provinciale nel vagliare le possibili soluzioni per salvaguardare il diritto al lavoro dei propri dipendenti ed al contrario la volontà recessiva, sono certo non possono non essere stimolo per un intervento da parte di chi rappresenta costituzionalmente la Repubblica ed è garante della Nostra Carta nel sacrale rispetto delle prerogative da questa dettate.

Pertanto, Eccellentissimo Presidente, per evitare che al dramma della procedura seguita dall’Ente Provincia attraverso il passaggio dell’invio di apposite note ai lavoratori che sono state notificate immediatamente dopo la delibera in oggetto, seguano le inevitabili tragedie familiari di lavoratori (pubblici) disoccupati, non posso non reiterarLe l’appello ad un intervento anche solo persuasivo prima che sia troppo tardi e che al licenziamento a sua volta segua il necessario ricorso alla Giustizia, troppo spesso lenta, macchinosa nel suo inesorabile corso ed a volte tardiva.

Con ossequio.

Lecce,  22 novembre 2010

                                                                                             Giovanni D’AGATA