La rickettsiosi può essere definita come una malattia esantematica ingenerata dalle rickettsie, che sono piccoli bacilli gram negativi. Il termine rickettsiosi si riferisce a diverse infezioni, a...

La rickettsiosi

postato da guidamedicina il 21/08/2012
Categoria: Medicina - tags: malattie + patologie

La rickettsiosi può essere definita come una malattia esantematica ingenerata dalle rickettsie, che sono piccoli bacilli gram negativi. Il termine rickettsiosi si riferisce a diverse infezioni, a seconda del bacillo colpevole, che viene trasmesso all'uomo mediante i morsi di zecca o di altri insetti, come gli acari, i pidocchi e le pulci. La zecca è il più importante serbatoio dell'infezione e funziona da vettore della c.d. "febbre purpurea delle montagne rocciose", ingenerata da Rickettsia rickettsii, e della "febbre bottonosa", la più diffusa nel Bacino del Mediterraneo, che trae origine da Rickettsia conorii. La zecca può diffondere la malattia ad altri animali che vivono allo stato brado, o domestici come il cane, e direttamente all'uomo. Il ratto è, invece, il serbatoio della Rickettsia typhi, che viene trasmessa dalle pulci e provoca il tifo murino, o tifo petecchiale. I pidocchi (Pediculus humanus corporis) trasmettono la Rickettsia prowazeki, responsabile del tifo infettivo. Dopo un periodo d'incubazione di durata pari a circa 7 giorni si manifestano febbre alta, malessere e forte cefalea. L'esantema appare 2-3 giorni dopo, con macule che poi si trasformano in petecchie; comincia da caviglie e polsi, poi si diffonde al tronco e alle aree palmo-plantari. Sono in grado di manifestarsi pure malessere e vomito, insieme a una vasculite sottostante. Il quadro infettivo, guaribile, può acuirsi in seguito all'insorgenza di svariate complicanze riferibili alla vasculite. La diagnosi è clinica e non può prescindere da una storia di morso di zecca o di altri insetti e dall'epidemiologia dell'area geografica: se è una area dove sono diffuse le rickettsie il dubbio è legittimo. La diagnosi può essere facilitata dalla manifestazione di una tipica placca di tessuto alterato di colore nerastro nella zona del morso. L'osservazione di anticorpi su campioni ematici in laboratorio può fornire convalida dell'infezione, abbastanza tardiva però. La prognosi è favorevole se la diagnosi è tempestiva, in assenza dell'esantema ciò è più difficoltoso e l'infezione può essere letale. La terapia antibiotica con tetracicline o cloramfenicolo per almeno una settimana è in genere sufficiente per conseguire la guarigione.