Dopo l’uscita del Regno Unito, la crescita dei movimenti anti Europa e, sopratutto, la crisi italiana, l’Unione Europea si trova davanti ad uno scenario senza precedenti, che, tuttavia, era stato...
postato da monitoreinter il 04/06/2018
Categoria: Estero - tags: germania + riforme + ue

Dopo l’uscita del Regno Unito, la crescita dei movimenti anti Europa e, sopratutto, la crisi italiana, l’Unione Europea si trova davanti ad uno scenario senza precedenti, che, tuttavia, era stato ampiamente annunciato. Il malessere popolare verso le restrizioni imposte dall’Unione, governata da una Germania con un surplus finanziario sempre più evidente, hanno prodotto delle reazioni che erano lungamente previste, senza che si concretizzassero completamente. Dopo l’uscita inglese, l’Europa aveva evitato la deriva fascista francese, senza, però, utilizzare lo scampato pericolo per mettere in campo delle iniziative contro il populismo. La situazione italiana si è concretizzata grazie alla percezione, spesso reale, delle conseguenze imposte dall’Europa sul piano finanziario, che hanno generato  profonda insoddisfazione nei ceti popolari, sopratutto se paragonate agli sforzi eseguiti in favore di banche ed istituti finanziari. Gli italiani sono convinti, e non a torto, che le riforme strutturali imposte da Bruxelles: diminuzione dei diritti sul lavoro, maggiore precarietà, età pensionabile spostata in avanti ed abbassamento sostanziale della qualità della vita, siano stati sacrifici troppo gravosi e che non hanno avuto una ricaduta sui ceti sociali che li hanno sopportati e li stanno sostenendo ancora. La questione è che i risultati di questi sacrifici hanno prodotto lavori di scarsa qualità e limitati nel tempo e grandi incentivi per le aziende, incentivi che sono stati usati in modo pessimo perchè non hanno creato alcun circolo virtuoso capace di creare una occupazione stabile e di qualità. L’indiziata numero uno per l’imposizione di queste politiche è Berlino, che rifiuta queste responsabilità. La cancelliera Merkel si è mostrata di rendersi conto di attuare nuovi correttivi per evitare che la fragilità europea porti alla rottura del progetto generale. Se viene ritenuta essenziale una maggiore convergenza economica tra gli stati membri, senza però una condivisione dei debiti e sottoponendo gli eventuali crediti verso i paesi più svantaggiati a riforme strutturali. Ma se lo schema è quello della Grecia ed anche dell’Italia il progetto europeo non può che andare incontro ad un fallimento. Occorre sottolineare che la Merkel è ostaggio in Germania della crescita delle formazioni di estrema destra tedesche ed anche della consueta avversione al pericolo dell’inflazione, quindi non può impegnarsi troppo in concessioni verso paesi, che buona parte della società tedesca vede quasi come parassiti. In sostanza quanto la Merkel può concedere è il massimo sentimento europeista che gli viene concesso dal proprio paese. Ma non  potrebbe essere sufficiente proporre un Fondo monetario europeo  insieme ad un progetto di truppe di intervento congiunte staccate dal sistema dell’Alleanza Atlantica. Sebbene il patto di governo delle forze al potere in Germania, Popolari e Socialisti, preveda la centralità dell’azione dell’esecutivo incentrata sulla riforma dell’Unione Europea, la politica messa in campo dal ministro socialista delle Finanze appare come la continuità del precedente dicastero, imperniata sulla lotta all’inflazione. Il timore è che le eventuali riforme proposte dal governo tedesco siano troppo poco incisive e funzionali soltanto ad accreditare la volontà tedesca di friformare l’Unione; anche perchè se lo stato tedesco non interverrà sul suo surplus di bilancio continuerà ad aumentare la differenza con gli altri stati, alimentando la sensazione che l’Europa sia funzionale alla Germania  come propria zona di influenza economica  dove imporre le proprie regole per trarre vantaggi per le sue aziende. Con l’Italia meno collaborativa e la Spagna alle prese con la transizione di governo, il presidente francese Macron appare più isolato nella ricerca di una azione di convincimento della Germania a cambiare le proprie posizioni e ciò crea, sul breve periodo un rafforzamento tedesco; ma se a Berlino non cambieranno indirizzo insieme al fallimento europeo, che non garantirà più i vantaggi alla Germania, ci sarà anche da analizzare il progressivo indebolimento tedesco sul piano mondiale.

Fonte: http://monitoreinternazionale.blogspot.com/2018/06/la-germania-propone-riforme-troppo.html