L’ORIGINALITA’ CLASSICA NEL MODERNISMO DI SALVATORE RIZZUTI A Palermo, tra gli anni ’70 e ’80, si affermò un grande fervore culturale, in modo particolare per la pittura e la scultura, nacquero...
postato da claudio alessandri il 06/01/2011
Categoria: Cultura e Società - tags: cultura
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L’ORIGINALITA’ CLASSICA NEL MODERNISMO DI
SALVATORE RIZZUTI


A Palermo, tra gli anni ’70 e ’80, si affermò un grande fervore culturale, in modo particolare per la pittura e la scultura, nacquero nuove Gallerie d’Arte e quelle già esistenti divennero il centro di maggiore attrazione per artisti, mercanti e collezionisti.

Gallerie come La Tavolozza, La Robinia, Arte al Borgo, Ai Fiori Chiari, solo per citarne alcune, fecero a gara per accaparrarsi i maggiori artisti italiani ed esteri.

Quello fu anche il periodo nel quale riscosse grande successo la produzione di multipli litografie, acqueforti, dei maggiori artisti che gareggiavano nell’esecuzione originale di capolavori utilizzando le speciali pietre litografiche, o anche i torchi per dare vita a acqueforti di grande consistenza artistica.

In quegli anni ebbi la fortuna di venire a contatto con le sculture di Salvatore Rizzuti, scultore giovane, ma già in possesso di doti tecniche e naturali che presagivano uno splendido futuro. L’incontro avvenne presso i locali della Galleria d’Arte “La Tavolozza”, tra viale della Libertà e Piazza delle Croci, a consigliarmi vivamente di andare a vedere le opere di Rizzuti fu Leonardo Sciacia e il suo immancabile gruppo di amici.

Probabilmente mi attendevo delle sculture di stile classico, probabilmente belle, ma nulla di più , invece la mia sorpresa fu grande quando, subito dopo l’ingresso, nella prima sala di esposizione, sulla parte destra, si ergeva una scultura dalle dimensioni ragguardevoli; a dominare l’insieme era una figura ieratica, fissa in una immobilità irritante, sul capo spiccava una tiara cardinalizia, o comunque a distinguere un alto prelato della Curia Romana, una figura femminile, in posizione supina, acefala, forse per identificare l’intero mondo femminino, appoggiava il capo sul ventre di quella figura irritante, almeno a me fece questo effetto, irritante perché immobile, indifferente all’atto di violenza al quale veniva sottoposta quella donna da un’altra scultura, dal fallo caprino.

Ricordo che rimasi lungamente ad osservare quella scultura, il legno con il quale era eseguita, di una levigatezza dermica che mi sconvolse per la sua naturale consistenza. Se non erro, ma è trascorso molto tempo da allora, quella scultura rappresentava la conquista delle Americhe, in nome della cristianità e la violenza cieca che aveva annientato una grande civiltà che si lasciava “corrompere” da qualche specchietto o da qualche perlina di vetro.

L’assurda pretesa di imporre la propria civiltà e il proprio credo a un’altra civiltà, probabilmente più progredita materialmente e spiritualmente.

Poi quegli anni divennero un ricordo, lontano, come lontano, fino a svanire, divenne l’esaltante mondo artistico palermitano, che oggi sopravvive, molto debolmente, grazie a operatori culturali che proseguono, tra mille sacrifici, la via dell’arte che da splendente è divenuta semi buia, un lucore timido eppure importantissimo per indicare la “via dell’Arte” a tutti coloro che attendono, con ottimismo, un risveglio che avrebbe del miracoloso.

Da quel lontano giorno degli anni ’80, ho continuato ininterrottamente a seguire le orme di Salvatore Rizzuti, le sue “invenzioni” scavate nelle più svariate essenze lignee, nelle terrecotte la cui bellezza e originalità del “plasmato” rasenta la perfezione, oppure i rari bronzi che tanto devono alla mano felice di Rizzuti.

Rizzuti, ormai da molti anni, è titolare della Cattedra di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Paleremo, scultore classico dalle soluzioni moderne, tagli improvvisi spezzano il fluire dei tessuti che occultano corpi fissati in eleganti movenze danzanti.

Sappiamo che la sua classicità è cagione, se non di critica, di obiezioni più o meno valide, ma siamo certi che Rizzuti, cosciente dell’esattezza delle sue intuizioni, non se la prenderà poi tanto, gli sarà sufficiente una scrollata di spalle.

La mostra è visitabili fino al 30 gennaio 2011 tutti giorni escluso il lunedì dalle ore 9 alle 13 e dalle 16,30 alle 19.30 presso il Museo Civico di Caltabellotta, Palazzo della Signoria

Claudio Alessandri
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Fonte: http://www.blogsicilia.it/blog/l%e2%80%99originalita-classica-nel-modernismo-di-salvatore-rizzuti/