WASHINGTON - Gli Usa chiederanno ai paesi alleati un aumento dell'impegno militare in Afghanistan entro i primi sei mesi dell'anno entrante. Lo ha detto una fonte del Pentagono, confermando la...

"Il pentagono chiede rinforzi"

postato da Benedetto il 07/12/2009
Categoria: Estero - tags: afghanistan + america + armi + guerra

WASHINGTON - Gli Usa chiederanno ai paesi alleati un aumento dell'impegno militare in Afghanistan entro i primi sei mesi dell'anno entrante. Lo ha detto una fonte del Pentagono, confermando la strategia del presidente Obama che ha annunciato la settimana scorsa l'invio di altri 30.000 soldati Usa e la richiesta ai paesi che già stanno contribuendo alla missione affinché aumentino lo sforzo. Già il 3 dicembre, il ministro della Difesa italiano Ignazio La Russa aveva raccolto l'appello di Obama, annunciando entro la fine del 2010 l'invio di 1000 milirati in più. "L'obiettivo in termini di flusso delle forze - ha spiegato il sottosegretario alla Difesa Usa Michele Flournoy - è di avere tutti i rinforzi dispiegati, se è possibile, entro la prima metà del 2010".

Gli alleati degli Stati Uniti hanno promesso 7.000 soldati in più, ma un'accelerazione del dispiegamento darebbe maggiore impatto all'annuncio di Obama. "Stiamo ancora lavorando insieme per poterli inserire nel flusso dei nostri rinforzi, quindi non posso ancora dare dettagli", ha spiegato Flournoy. Il sotttosegretario ha aggiunto che parte di questi rinforzi si trovano già in Afghanistan come parte delle truppe schierate temporaneamente per vigiliare sullo svolgimento delle elezioni (che si sono svolte in due turni): "Alcuni degli alleati hanno aumentato i contingenti per le elezioni e li faranno rimanere sul campo. Ma la maggior parte dei rinforzi saranno nuovi arrivi, che siano unità, o addestratori o squadre di consiglieri".


I numeri saranno poi condizionati dal ritiro delle truppe di alcuni Paesi: Olanda e Canada hanno annunciato che ridurranno le loro forze sul campo di 2.100 e 2.800 unità nel 2010 e nel 2011 rispettivamente. Gli Usa non hanno rinunciato al loro coinvolgimento: "Stiamo ancora discutendo con questi Paesi circa la natura del loro contributo. Speriamo che restino con noi", ha concluso Flournoy.