L'unica limitazione della libertà che può essere giustificata è quella rivolta verso coloro che arrecano un danno alla libertà altrui, che trasgrediscono cioè l'assioma di fondo dei libertari: non...
postato da Antoniomaria 1 settimana, 1 giorno fa
Categoria: Italia - tags: liberta + sanita

L'unica limitazione della libertà che può essere giustificata è quella rivolta verso coloro che arrecano un danno alla libertà altrui, che trasgrediscono cioè l'assioma di fondo dei libertari: non aggredire mai per primo. Il diritto dovrà dunque occuparsi esclusivamente di questo genere di violazioni (aggressioni, danni, violenze) e non dei "crimini senza vittime" che riempiono i nostri codici: uso di droghe, prostituzione, eutanasia, gioco d'azzardo, tutte pratiche che implicano scelte individuali o rapporti tra soggetti liberi e consenzienti. Ogni intervento in questo campo è da considerarsi ingiustificato, al pari di ogni interferenza negli scambi economici, che sono per i libertari il vero modello di interazione tra individui». Fine della mia dichiarazione. Che non è né di destra né di sinistra, perché al contrario di ciò che si crede, pur essendo loro malgrado stati i protagonisti dell'ondata liberista oggi tanto vituperata, i libertari cui faccio riferimento (gli anarcocapitalisti di inizio anni Settanta, da David Friedman a Robert Nozick) non avrebbero mai appoggiato, per esempio, le spese folli per la guerra a danno del contribuente cui ci ha abituato lo strampalato keynesianesimo di Bush. Di diritti si parlerà il 4 e 5 ottobre a Milano, in occasione di "Cross Atlantic Global Summit" (a Palazzo Marino, il programma su www.all-all.it ), un incontro realizzato da ALL sul tema dei diritti civili in relazione allo sviluppo economico. Punto di partenza degli ideatori del summit – Stuart Milk, consigliere politico di Obama per i diritti civili, e Rosaria Iardino, esperta di politiche sociosanitarie – è la considerazione che un Paese è più ricco se tutela i diritti e include le differenze.

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-10-03/qual-diritto-preferito-174000.shtml