Stia, in provincia di Arezzo, è uno dei comuni d’Italia più celebri, anche grazie al fatto di essere stato una delle location di uno dei film più belli di Leonardo Pieraccioni: “Il Ciclone”. Si...

I comuni d’Italia più caratteristici: Stia in provincia di Arezzo

postato da nando11 il 06/11/2012
Categoria: Italia - tags: comuni d italia

Stia, in provincia di Arezzo, è uno dei comuni d’Italia più celebri, anche grazie al fatto di essere stato una delle location di uno dei film più belli di Leonardo Pieraccioni: “Il Ciclone”. Si tratta di un piccolo comune con quasi 3 mila abitanti con una particolarità: la maggior parte del centro storico infatti si è sviluppato proprio nel punto in cui il torrente Staggia finisce nell’Arno. In passato questo comune è stato molto importante per il sistema economico del luogo, grazie al panno casentino, che per la  produzione, si costruì e più volte si allargò un grande lanificio. Dal 1973 poi, a Stia si celebra la Mostra Biennale Europea del mestiere dei fabbri, alla quale si è poi sommato anche il Campionato del Mondo di forgiatura.

 

Quindi davvero uno dei comuni d’Italia che più si distinguono per eventi e manifestazioni. Uno dei monumenti più prestigiosi di Stia da visitare è la pieve di Santa Maria Assunta, che  è una costruzione religiosa che si trova in piazza Tanucci: questo monumento  è considerato uno dei fabbricati di arte romanica più degni di attenzione del Casentino e la sua edificazione avvenne nel XII secolo. Il più remoto attestato che sia stato trovato in cui viene menzionata la pieve di Santa Maria Assunta è la “Plebe di Sancta Maria sito Stagia”, che si fa risalire al 1017. L’odierna pieve fu ricostruita su quella originaria verso il 1150 dai Conti Guidi, che nelle vicinanze fecero erigere le loro cappelle. Alcune opere di ristrutturazione realizzate nel 1956, fecero venire alla luce due sepolcri in pietra, ubicati sotto una volta di grandi dimensioni e su questi due sepolcri fu trovata incisa la data del 1298. Della costruzione primitiva rimangono, al di fuori, esclusivamente i muri perimetrali.

 

L’abside e il frontale furono distrutti nel XVIII secolo e nel 1776, per allargare il piazzale prospiciente, venne anche distrutta la prima delle sette arcate della chiesa, per poi essere ricostruita con l’odierno frontale del ‘700. La parte interiore invece, costituita di tre navate, divise da pilastri di un solo blocco di pietra arenaria, mantiene ancora lo stile romanico. La navata posta al centro ha il tetto fatto di capriate vista, mentre quelle di lato sono rivestite a vela, com’era solito fare in età settecentesca. Tra il 1970 e il 1974 si realizzarono ancora opere di ristrutturazione che restituirono alla costruzione le primitive fogge romaniche. Nel corso di questi interventi sono state portate in superficie la zona del presbiterio e l’abside con parte di un altare di una chiesa antecedente di estensioni più piccole.