In un  luogo indefinito di un tempo remoto, in un mondo ancora pervaso dal caos primordiale, un uomo, al riparo di un antro rupestre, era accoccolato davanti ad un falò, unico conforto contro il...
postato da claudio alessandri il 29/08/2010
Categoria: Cultura e Società - tags: cultura
Gloria Argelès - grande divano 1979-80 - legno policromo cm. 130x206x190

In un  luogo indefinito di un tempo remoto, in un mondo ancora pervaso dal caos primordiale, un uomo, al riparo di un antro rupestre, era accoccolato davanti ad un falò, unico conforto contro il freddo e le belve che lo insidiavano.

Volse il capo ad osservare la parete della grotta; alle sue spalle sentiva una strana presenza e sobbalzò per la sorpresa. Su quella parete “lucidata” dall’acqua che scendeva, gocciolando, dal tetto irto di stalattiti, vide profilarsi una figura indistinta, dai profili incerti proiettati dal fuoco baluginante; si accostò guardingo e quella forma cambiò aspetto, divenne più vacua ed incerta, gigantesca: l’uomo si strinse ancora di più nella sua pelle di cervo, poi cominciò a riflettere; qualcosa di indefinito ma pressante, gli suggerì di prendere un tizzone, lo spense e, con quello, delineò i bordi incerti della sua ombra, si allontanò, e vide qualcosa che assomigliava a lui, ad un uomo.

 In quel momento comprese che oltre allo stimolo della fame, del sonno e del sesso, nella sua mente albergava qualcosa d’inafferrabile, eppure sublime: l’istinto di creare, non per soddisfare bisogni materiali, corporali, immediati, ma gioia visiva, estetica … era nata la prima spontanea espressione artistica.

Accadde un altro avvenimento straordinario: quella scintilla si tramutò in vivida luce che riverberò la sua energia su tutta la superficie del pianeta, penetrò in luoghi sconosciuti, in foreste invadenti, in plaghe deserte, sulle vette montane più ardite. Sono trascorsi i millenni e l’avventura dell’uomo non ha ancora avuto fine, anzi si è evoluta e continua a sublimarsi, come avviene nelle fantastiche creazioni di Gloria Argelés.

Il perché di questa lunga prefazione, frutto di fantasia galoppante che, molto arditamente, ha storicizzato la nascita della prima forma d’arte, non è una sterile sequela di parole; trova infatti una motivazione, più che evidente nelle opere di maggiore impatto emotivo e visivo di Gloria che, con originale ispirazione ed una abilità manuale sbalorditiva, ha “operato” su della rete metallica che, se direttamente osservata, poco esprime in forme e significato, ma che trova compimento nel proiettarsi su un telo candido al raggio fulminante di fortissimi fari di luce amorfa; tale rete allora ha il compito di filtrare forme definite di figure maschili e femminili, agglomerati di grattacieli, leggere mongolfiere e altro ancora.

L’idea è attuale ma l’ombra è di milioni d’anni fa, è sempre esistita. L’astrazione non impedisce a quelle ombre di assumere, volta per volta, sfumature, chiaroscuri che fanno dimenticare la loro vacuità, la loro dipendenza dall’idea artistica di questa “fata” del XXI secolo che giuoca felice con la luce, generatrice di vita.

Non meno coinvolgenti le opere a matita, anch’esse proiezione di una realtà “cruda” che proietta, come scaturita per incanto dalla “lampada magica”, figure umane virili, nell’impietosa evidenza di un decadimento fisico di muscoli pettorali cadenti, ventri oscenamente rigonfi che sembrano volere celare il sesso, retratto in un’umile ed impotente modestia, non più orgoglioso della sua maschia fierezza, ma appendice esteticamente ridicola.

Considerazione a parte meritano le opere scultoree lignee e bronzee di questa poliedrica artista, sue prime emanazioni di un’espressione figurativa che non disdegna il classicismo, ma in una visione del tutto personale caratterizzata da forme che vincono la naturale staticità proiettandosi, apparentemente, in un dinamismo che trova quiete illusoria nell’opera, di grande formato, intitolata “Grande divano”: una sensazione subito fugata nell’osservare i volti dei due personaggi, uno maschile ed uno femminile; abbandonati, “stracchi” come dopo un lungo cammino, quei volti non hanno lineamenti definiti, sembrano deformarsi sotto una spaventevole accelerazione che li proietta verso l’infinito, uno spazio misterioso ed ignoto che cela gelosamente il segreto di quell’impulso vitale che ha dato vita al primordiale “big-bang”, inizio arcano e divino del nostro mondo.

Claudio Alessandri

Gloria Argelès: grande divano 1979-80 - legno policromo - cm130x206x190

 

                                                                      

Fonte: www.culturaearte.it/testi.asp?i=4239DB