L'uso di medicarsi con le erbe è ancora oggigiorno assai diffuso e per alcuni malanni resta una cura validissima, in grado di misurarsi con quella dei medicinali di sintesi. Le erbe medicinali,...

Gli usi benefici delle piante medicinali

postato da guidamedicina il 20/09/2012
Categoria: Medicina - tags: erbe amiche

L'uso di medicarsi con le erbe è ancora oggigiorno assai diffuso e per alcuni malanni resta una cura validissima, in grado di misurarsi con quella dei medicinali di sintesi. Le erbe medicinali, denominate sovente più chiaramente "erbe", racchiudono composti quali i "principi attivi" in grado di darsi da fare sul corpo. I giovamenti che da esse si ottengono trovano adattamento oltre che nella terapia dei disturbi organici, nella'industria della cosmesi e in un vasto ambito di disturbi di origine psicologica (ad esempio, insonnia, stati ansiosi, inquietudine). I benefici delle erbe si esplicano sia per via esterna (cataplasmi, impiastri, bagni, pediluvi etc.) sia per via interna, cioè assumendo infusi, succhi oppure decotti. Ciascuno può provare gli effetti delle preparazioni più semplici, ma ciò vale naturalmente esclusivamente nei casi di disturbi non gravi; in caso contrario è prudente ascoltare il parere di un esperto fitoterapista. Le erbe sono in grado di trattare qualsiasi genere di indisposizione tuttavia, a differenza dei rimedi chimici, non hanno una validità immediata sui sintomi. La loro azione si esplica difatti nella prevenzione e nella rimozione delle ragioni che hanno implicato il presentarsi della patologia. I loro risultati sono, di solito, più lenti di quelli dei farmaci comuni e richiedono, così, regolarità e pazienza. Le erbe possono essere perfino adoperate per preparare il c.d. “latte vegetale”, un latte che può essere bevuto anche da coloro che presentano allergia al lattosio. Le erbe medicinali sono migliaia e citarle tutte è effettivamente inattuabile. In questo articolo accenniamo alla svelta al tarassaco e alla borsa del pastore. Del tarassaco si utilizzano le foglie e la radice, che contengono dei principi amari a cui si riconducono le proprietà diuretiche, coleretiche ed eupeptiche. Questi difatti promuovono l’attività del fegato e della colecisti influendo vantaggiosamente sulle funzioni digestive e intestinali, migliorando per di più la funzionalità dei reni, con l’incremento della diuresi e pertanto la mitigazione della ritenzione idrica, con susseguente maggior espulsione di tossine e sostanze di rifiuto dell’organismo. Il tarassaco oltre a ciò agisce a livello del pancreas, per mezzo del suo principio attivo, definito colecistochinina, che aumenta la secrezione del succo enzimatico, rendendo migliore così il processo peptico; fornendo pure una considerevole parte di ioni potassio, incrementa la motilità intestinale per l’azione sulla muscolatura liscia dell’intestino, di cui migliora pertanto l'efficienza. La borsa del pastore è una pianta rinomata sin dall'antichità. Durante la prima guerra mondiale è stata impiegata come antiemorragico in cambio di altri rimedi faticosamente trovabili. Sembra che il nome derivi da questo avvenimento: si racconta che un mandriano che curava con questa pianta le sue pecore, riuscì ad attenuare una epistassi uterina di una giovane ragazza somministrandole ogni ora un cucchiaio di umore fresco di questa pianta. La “Borsa del pastore” (Capsella bursa pastoris), conosciuta pure con i nomi comuni di “capsella”, “erba borsa”, “borsacchina”, è ricca di tannini che la rendono preziosa nel caso di mestruazioni abbondanti. Le foglie basali (quelle che formano una rosetta), invece, raccolte fresche e tritate acutamente si possono accostare su piccole ferite per facilitarne la cicatrizzazione. Questa pianta è indicata, perciò, in caso di emorragie, specialmente le metrorragie agendo come regolatore del flusso mestruale: specifico per bloccare e regolare flussi abbondanti e irregolari. In questo caso va assunta 10 giorni prima della comparsa delle mestruazioni. Ha azione vulneraria o cicatrizzante per uso esterno.