Il dibattito sul piano americano per la soluzione della questione israelo-palestinese si sposta nella sede delle nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza. Il problema per Washington è quello di...
postato da monitoreinter il 12/02/2020
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Il dibattito sul piano americano per la soluzione della questione israelo-palestinese si sposta nella sede delle nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza. Il problema per Washington è quello di non vedere fallire il proprio piano, elaborato nei tre anni di presidenza Trump, proprio all’interno del Consiglio di sicurezza: ciò potrebbe significare per la Casa Bianca una sorta di isolamento internazionale alla vigilia delle elezioni presidenziali. Di fatto, occorre specificare, che la tattica diplomatica della presidenza Trump, ha prodotto una situazione nella quale ha favorito proprio l’isolamento che si voleva evitare. La necessità di cercare di chiudere l’annosa questione tra israeliani e palestinesi si è risolta in maniera troppo condizionata dalla fretta e dalla pressione di Tel Aviv, il cui governo ha saputo sfruttare le inclinazioni del presidente americano in carica , che, da un lato, voleva assicurarsi il ruolo di risolutore del problema e, dall’altro lato, ha puntato su una profonda differenza nel rapporto con Israele rispetto al predecessore. Il risultato è stato una proposta troppo sbilanciata a favore di Israele, che i palestinesi hanno bocciato con un risultato del 94% di contrari. Uno dei punti deboli del piano americano è anche quello di essersi assegnati da soli il ruolo di unico mediatore tra le due parti, un mediatore niente affatto imparziale, che, infatti, ha scelto di favorire lo stato israeliano, consentendo una ulteriore riduzione del territorio palestinese, rispetto alla diminuzione già operata nel 1967. Anche la volontà di volere rendere legali le colonie israeliane, prodotto di una sottrazione arbitraria di suolo palestinese è vista come un vizio giuridico che impedisce ogni sviluppo della trattativa e che ha provocato il ritiro dei palestinesi da ogni trattativa. Gli Stati Uniti hanno commesso un errore imperdonabile in diplomazia, volendo assumere il ruolo di arbitri parziali, che li discredita a livello internazionale e li rende responsabili del quasi certo deterioramento della situazione in essere.  Probabilmente gli USA si sono resi conto del pericolo dell’isolamento, perchè hanno esercitato una pressione molto forte su diverse delegazioni internazionali ma senza ottenere il risultato voluto, segnalando così una debolezza intrinseca alla loro azione diplomatica, ceh denota anche una dose di dilettantismo, scarsa lungimiranza e poca conoscenza delle dinamiche diplomatiche. La Lega Araba ha adottato una risoluzione, approvata da tutti i 22 membri che respinge il piano americano sulla base del concetto che non soddisfa i requisiti circa i diritti minimi e le aspirazioni del popolo palestinese, chiudendo, di fatto alla possibilità della realizzazione del progetto di Washington. Il presidente palestinese Abu Abbas ha affermato che una pace imposta con questi criteri è una pace che non può essere duratura e questa riflessione prevede, di fatto , una ripresa delle ostilità su larga scala se Israel ed USA si ostineranno a portare avanti il piano di Trump con la forza. Una opinione condivisa dalla dichiarazione congiunta di quattro memebri del Consiglio di sicurezza, Belgio, Estonia, Francia e Germania, che afferma che qualsiasi annessione pregiudicherebbe le prospettive di una pace giusta, duratura e globale. Per contro Israele ha accusato il presidente palestinese di non essere pragmatico perchè non interessato alla soluzione del conflitto. Tel Aviv, quindi, continua sulla sua politica squilibrata a suo favore, non presentando una reale volontà di pacificazione con la popolazione palestinese.

Fonte: https://monitoreinternazionale.blogspot.com/2020/02/gli-usa-rischiano-lisolamento.html