Recensione del libro di Giulio Pinto Folle estate

Recensione del libro di Giulio Pinto Folle estate

 

 

Folle estate, libro edito dal Gruppo Albatros - Il filo, è il romanzo d'esordio di Giulio Pinto, e narra la movimentata estate di una coppia, Samuele e Silvia, tra i rispettivi lavori, le rispettive passioni e le rispettive conoscenze.

Le principali aree della storia sono: lequestioni di polizia (lui è vicecommissario), le questioni di insegnamento (lei è insegnante), il calcio (lui è tifosissimo della Juventus), l'ippica (l'hobby della famiglia di lei).

Anche se poi tali campi principali sono affiancati da molti episodi secondari e marginali, legati soprattuttto a personaggi bizzarri e sui generis...

... e immancabilmente legati a qualcosa di illegale.

In effetti, Folle estate sembra più che altro un campionario di scorrettezze, illegalità e immoralità, tanto che si assiste a: corruzione di commissari d’esame, concorsi statali truccati, spacciatori non arrestati perchè figli di amici, motociclisti che vanno a 150 km all'ora non multati perchè amici, beni artistici nazionali trafugati all'estero, finanzieri corrotti, compiti d'esame fatti dai professori e passati ai propri alunni, estorsioni tra poliziotti e medici, etc.

Insomma, non ne esce un quadro particolarmente edificante, soprattutto perchè accompagnato dalla morale di fondo del libro, per cui c'è sempre qualcosa di più grave (come le stragi di stato), ragion per cui occorre occuparsi dei propri interessi senza farsi troppi problemi.

A ciò si aggiunga che il romanzo è essenzialmente banale, e non avrebbe potuto essere altrimenti a meno che non si sia grandi appassionati di ippica o della Juventus (citata ogni poche righe e per i motivi più insignificanti), e che inoltre è scritto in modo ingenuo.

Non nel senso che sia scritto in cattivo italiano, e anzi la padronanza della lingua è l'unica cosa che si salva in Folle estate, ma nel senso che è scritto da un esordiente, e si vede: uso esagerato dei punti esclamativi, molti errori e/o distrazioni (come mancate maiuscole, refusi di stampa, etc), gestione del tempo veramente scarsa (paragrafi enormi senza nessuna interruzione anche in presenza di netti salti temporali), un narratore onniscente spesso inopportuno.

Anche se a mio avviso il principale difetto del romanzo di Giulio Pinto è il senso dell'umorismo, assolutamente scarso, cosa che si riflette anche nei dialoghi, poco convincenti e ugualmente noiosi, oltre che poco credibili (altra ingenuità tipica degliscrittori esordienti: far arrivare ai lettori le informazioni che si ritengono necessarie attraverso dialoghi insensati perchè rivolti ad interlocutori che si presume le cose le sappiano già o perchè scritti in forma formale-enciclopedica). Molti dialoghi, inoltre, sono pregni di una certa fastidiosa saccenza, che dà l'idea che lo scrittore cerchi di impressionare chi legge con qualche citazione dotta su svariati argomenti: geografia, politica, medicina, zoologia, etimologia, storia, etc.. peraltro, quasi sempre da parte dello stesso personaggio, che a questo punto meriterebbe di essere affiancato alla Treccani.

Insomma, senza farla troppo lunga, e non me ne voglia l'autore, Folle estate di Giulio Pinto è a io avviso un romanzo da evitare, noioso e anzi spesso fastidioso, che potrebbe forse piacere solo agli appassionati di ippica o di illegalità miste.

 

 

Fonte della recensione del libro di Giulio Pinto Folle estate

Fonte: http://libriromanzi.blogspot.com/2011/10/folle-estate-giulio-pinto.html