Messa sotto inchiesta la “DaVinci Furniture” tra i principali importatori di mobili dall’estero.

Finto “made in Italy” venduto in Cina per vero a prezzi stellari

giovanni d'agata

I falsari operano a tutte le latitudini e l’inchiesta che ha colpito uno dei principali importatori cinesi di mobili d’autore italiani, la DaVinci Furniture Co Ltd sembra quasi capovolgere la tendenza della messa in commercio da parte d’importatori cinesi di prodotti contraffatti in Cina e rivenduti nei Paesi d’origine del marchio o comunque diversi dal popoloso paese asiatico.

A dire il vero però, pare che in Cina sia ormai prassi consolidata spacciare per Made in Italy quello che in realtà non è prodotto nel Belpaese. Secondo l’indagine, infatti, l’importatore con sede a Shanghai vendeva a prezzi stellari mobili prodotti in Cina spacciandoli per mobili italiani.

Le conferme pare che stiano arrivando proprio dall’inchiesta nata dopo che alcuni cittadini cinesi si erano lamentati per la scarsa qualità dei prodotti venduti. Una signora di Pechino ha infatti pensato bene di far ispezionare presso i laboratori del National Center for Quality Supervision and Inspection of Furniture and Indoor Environment un divano acquistato ed i risultati del controllo hanno dimostrato come quel mobile fosse stato incapace di superare i più banali standard di qualità.

La Da Vinci Furniture ha tentato invano di difendersi dalle accuse con una recente conferenza stampa nella quale la propria general manager, Panzhuang Xiuhua, è scoppiata persino a piangere.

L’episodio segnalato, secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” evidenzia non solo una comune truffa perpetrata ai danni dei consumatori, in questo caso cinesi, ma soprattutto è un grave danno anche nei confronti del mercato dell’export d’autore italiano, che ancora una volta dimostra di non essere in grado di difendersi in un mercato strategicamente importante come quello cinese.

Per le aziende italiane che guardano al futuro in un mercato che potenzialmente riguarda oltre un miliardo di consumatori non resta che confidare nell’attività di controllo delle autorità locali che nel caso di specie si sono immediatamente attivate per svolgere approfondite verifiche.