Con la legge 106 lo Stato concede agevolazioni nella forma di credito d'imposta per specifiche commesse di ricerca industriale e sviluppo competitivo. L'incentivo può raggiungere il 90% del valore...
postato da giorgiorossi70 il 24/02/2012
Categoria: Economia - tags: bonus ricerca + credito d imposta + legge 106

 

Con la legge 106 del 2011 le aziende che assegnano commesse di ricerca a strutture qualificate possono godere di un beneficio a fondo perduto pari al 90% dell’investimento effettuato. Il via libero definitivo è stato dato dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n.51/E del 29/11/11, che, di fatto, sigla l’operatività dello strumento.

Se ne possono avvantaggiare le imprese di ogni dimensione e di ogni settore che intendono investire in innovazione.

Questa legge è un chiaro segnale per favorire strutture innovative specializzate in ricerca, come indicato dalla Comunicazione della Commissione dell’Unione europea 2006/C 323/01.

Negli ultimi anni infatti l’attenzione del legislatore, precedentemente indirizzata quasi esclusivamente alla ricerca “pura” predominio degli enti pubblici di ricerca ,si è allargata alla ricerca e sviluppo industriale indirizzata anche ad operatori privati che intendono investire in ricerca.

Questa tendenza è riscontrabile sia a livello di Unione Europea che nella legislazione nazionale e nei provvedimenti a carattere regionale.

Inoltre la legge intende favorire anche i nuovi modelli di organizzazione dell’attività di ricerca : primi tra tutti quello denominato “Open Innovation”. L’ “Open Innovation” è stata definita in California nel 2003 come un nuovo modello di organizzazione dell’attività di ricerca e sviluppo che favorisce e sfrutta l’interazione tra centri di competenza tecnologica e la collaborazione tra partners per raggiungere più efficacemente, più rapidamente, con minor rischio e con costi più bassi gli obiettivi di un progetto di ricerca.

L’obiettivo di un progetto di open innovation , inoltre , è sempre un risultato valorizzabile , cioè utile ad un target predeterminato e, pertanto,  dotato di valore economico.

Il concetto di Open Innovation  si sposa perfettamente , in ambito tecnologico, con il nuovo modello organizzativo delle “Reti di Imprese” come definito nel codice societario italiano. Questo modello , sponsorizzato dall’Europa , è particolarmente vantaggioso nella realtà italiana e soprattutto nell’economia del nord est. Tale realtà economica, infatti, è composta da aziende e centri di competenza di piccole e piccolissime dimensioni che vogliono mantenere la propria identità ma che, contemporaneamente , sentono l’esigenza di associarsi per competere in mercati sempre più complessi.

Un esempio di organizzazione di rete di laboratori è COIN (Collaborative Open Innovation Network) che raggruppa a più livelli di aggregazione diverse decine di centri di eccellenza ed operatori tecnologici del triveneto per realizzare progetti di ricerca e sviluppo anche di notevole complessità in settori tecnologici diversificati.

 

Fonte: http://www.eidon-lab.eu/index/main/Legge106_cs.html