Oltre 26 persone si sono ammalate in cinque diversi stati e 4 sono morte.

Epidemia di meningite causata da iniezioni infette colpisce gli Stati Uniti

giovanni d'agata

 

Ventisei persone si sono ammalate in cinque diversi stati, Tennesse, Maryland, Virginia, North Carolina, Florida e 4 sono morte. Si tratta di una epidemia di meningite di origine batterica che sta allarmando gli esperti di salute pubblica negli Stati uniti. I pazienti che hanno contratto la malattia avrebbero ricevuto iniezioni alla schiena a base di cortosteroidi contaminate con il batterio "aspergillus" un genere che comprende circa 200 muffe. Le fiale sarebbero state contaminate in un laboratorio manifatturiero del Massachusetts. Secondo gli esperti, anche se le indagini sono ancora in corso, l’epidemia potrebbe essere stata scatenata da un farmaco infetto a base di "acetato di metilprednisolone".

Per Giovanni D’Agata fondatore dello “Sportello dei Diritti” poiché gli ufficiali dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie di Atlanta temono "che vi saranno più casi" prima che il contagio si fermi,  invita gli enti di controllo deputati italiani  ad avviare una indagine, anche di natura conoscitiva sui possibili pericoli connessi. Infatti le misure preventive rivestono un ruolo di importanza primaria nel controllo di questa patologia e richiedono una piena conoscenza dell’epidemiologia di questa malattia devastante.

Anche perchè nonostante tutti gli sforzi diagnostici e terapeutici l’aspegillosi invasiva è di esito spesso fatale: l’intervallo di mortalità va dal 50 al 100 % nei casi studiati.

E’ certo che anche l’aria, così come l’acqua, giochino un ruolo cruciale nell’incremento dell’incidenza: le spore rilasciate nell’ambiente possono rimanere in sospensione per lunghi periodi, contaminando tutto ciò che ne viene a contatto. E’ stato ipotizzato che l’inalazione del pulviscolo atmosferico contenente spore di Aspergillus, sia direttamente che indirettamente attraverso la colonizzazione nasofarigea, è la causa principale delle infezioni polmonari nei pazienti immunocompromessi o neutropenici, che hanno un’alta probabilità di sviluppare l’aspergillosi invasiva.