...Nell'osservare le eleganti realizzazioni di Domenico La Rosa, la forma primigenia del marmo, del masso cavato con fatica dalla montagna,è "evidentemente" ignorata dall'osservatore che,...

DOMENICO LA ROSA - LA GIOIA DI UNA SCOPERTA di Claudio Alessandri

postato da claudio alessandri il 11/05/2010
Categoria: Cultura e Società - tags: cultura e societa
Domenico La Rosa - conchiglia in marmo

Si può scolpire la pietra e, da informe grumo ottuso e anonimo, trasformarla in elegante susseguirsi d’armoniche suggestioni che traggono ispirazione da un animo commosso all’osservare la natura con sguardo puro ed indagatore, alla ricerca del “non visibile” e, una volta sottratto al buio dell’incomprensione, fissarlo nella pietra alla spasmodica ricerca del bello là dove albergavano indifferenza e banalità. La tecnica realizzativa di Domenico La Rosa, autodidatta dotato di mezzi tecnici ed espressivi stupefacenti, attinge l’ispirazione da una stilizzazione elegante di forme i cui contenuti non sono di semplice lettura, ma costringono a cerebrali interpretazioni, stimolanti e palpitanti; è la gioia di una scoperta che è arricchimento dell’anima, il lampeggiare di una luce vivida dove, prima, vi erano solo le tenebre di un pauroso retaggio d’anacronistici preconcetti. Nell’osservare le eleganti realizzazioni di La Rosa, la forma primigenia del marmo, del masso cavato con fatica dalla montagna, è “evidentemente” ignorata dall’osservatore che, vinto dal definitivo estetismo, non avverte il tintinnare dello scalpello che penetra nella roccia la quale, cupa, risuona alle dolorose, quanto indispensabili, “mutilazioni”. Si è subito attratti, infatti, dalle forme sinuose, permeati dalle soluzioni dettate dall’emotivo accogliere l’ispirazione che Domenico La Rosa, febbrilmente, cattura in pulsioni d’indicibile esaltazione protesa a “plasmare” forme cerebralmente avvertite e che, ad ogni istante, possono dissolversi come un sogno al sopraggiungere di una realtà che rifiuta la bellezza e l’armonia, insinuandosi maligna in un soporifero languore di cristallizzazione letale. Per le sculture di Domenico La Rosa il “bello” assoluto non ha più senso: esse s’impongono per la validità espressiva, non serena contemplazione, ma sofferta ricerca di una verità che sfugge ai normali canoni di un’esistenza senza sussulti e che invece penetra profondamente l’animo di tutti coloro che sono disposti ad accettare il rischio di un’avventura dai risultati tanto esaltanti quanto sospesi sul baratro tenebroso dell’incomprensione