MILANO — Il suo anonimo estensore, chiunque sia, l’ha in­titolato «Riscontro a richiesta di informativa di Sua Eccellen­za»: e la prima osservazione, in effetti, è che nessun atto giudi­ziario...
postato da umbriaweb il 31/08/2009
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inchiesta boffo-feltri

MILANO — Il suo anonimo estensore, chiunque sia, l’ha in­titolato «Riscontro a richiesta di informativa di Sua Eccellen­za»: e la prima osservazione, in effetti, è che nessun atto giudi­ziario tecnicamente definibile come tale porterebbe mai una intestazione del genere. Fatto sta che la famosa «nota» di cui tutta Italia sta parlando da tre giorni è questa qui: un foglio con 30 righe dattiloscritte in cui figurano espressioni tipo «prefato», «attenzionato», non­ché un discreto «sconcie» con la «i» a descrizione delle telefo­nate che sarebbero valse a Di­no Boffo, direttore dell’ Avveni­re , quei 516 euro di ammenda patteggiati nel 2004 davanti al tribunale di Terni.

La prima notizia di cui si è avuta definitiva conferma ieri è che quel foglio, appunto, non è un atto giudiziario ben­sì una lettera anonima. La se­conda è che si tratta dello stes­so foglio che praticamente tut­ti i vescovi d’Italia avevano ri­cevuto per posta, insieme con la fotocopia assai più stringata dell’effettivo decreto di patteg­giamento, addirittura tre mesi fa: e che tutti quanti, a suo tempo, avevano buttato nel ce­stino.

A questo proposito può vale­re per tutte la dichiarazione ri­lasciata sabato da monsignor Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze a sua volta citato nel foglio in questione: «Quanto ai fogli anonimi che circolano in questi giorni, assurti al rango di 'informativa', li ho sempre ritenuti degni del cestino della spazzatura, quella spazzatura da cui provengono e devono tornare». Riassumiamo.

Siamo a fine maggio. Anche se il caso «Berlusconi-Noemi», in quel periodo, si è già trasfor­mato ormai da settimane nel­l ’assai più ampio caso «Berlusconi+altre» lo scontro con Avvenire sulla morale del premier è ancora ben al di là da venire: gli interventi del di­rettore Dino Boffo sull’argo­mento, infatti, prendono il via solo il mese scorso. Eppure è già allora, tre mesi fa appunto, che sulle scrivanie delle curie italiane arrivano due fogli A4 spillati insieme e spediti da non si sa chi.

Uno è la fotocopia di un ve­ro certificato del casellario giu­diziale di Terni. Vi si leggono solo gli estremi di un decreto penale che il 9 agosto 2004 con­dannava Dino Boffo alla «am­menda di 516 euro» per il «rea­to di molestia alle persone commesso in Terni nel genna­io 2002»: nessun dettaglio ulte­riore.

Il secondo foglio è quello di cui si diceva in principio. Chi lo scrive non lo intesta né a un giudice né a un pm, ma appun­to a una fantomatica «Eccellen­za » che gliene avrebbe fatto «ri­chiesta »: ora è vero che questo è il titolo dei vescovi ma è an­che quello, per esempio, dei prefetti. E il linguaggio del do­cumento non assomiglia per niente a chi si intende di cose di Chiesa.

Vi si legge così, come a spie­gazione di quel che nel decreto non c’è, tutto quel che Il Gior­nale ha riportato venerdì scor­so e cioè che «la condanna è stata originata da più compor­tamenti posti in essere dal pre­fato ». E che «il Boffo è stato a suo tempo querelato da una si­gnora di Terni destinataria di telefonate sconcie (sic) e offen­sive » eccetera, e che «il Procu­ratore della Repubblica rinvia­va a giudizio il prevenuto» (an­che se una procura lo chiede, non lo decide), e che «Boffo aveva tacitato la parte offesa con un notevole risarcimento finanziario che...»: e la frase ri­prende la riga sotto con «per questo aveva ritirato la quere­la ». La nota continua si chiude come ormai si sa: «Noto omo­sessuale già attenzionato dalla Polizia», «gode di alte protezio­ni, correità e coperture in sede ecclesiastica», la chiamata in causa dei cardinali Ruini e Tet­tamanzi nonché di monsignor Betori in quanto «a conoscen­za » del «reato commesso». L’ultimo accenno riguarda gli incarichi di Boffo: la sua «pre­posizione » ad Avvenire e alla «televisione della S. Sede», quindi «l’appartenenza all’ente Toniolo che governa l’Universi­tà Cattolica».

Paolo Foschini

Fonte: http://www.corriere.it/politica/09_agosto_31/foschini_677de7d8-95ee-11de-8f5e-00144f02aabc.shtml?fr=box_primopiano