I criminali sono in grado di acquistare uno strumento del valore di 50 euro in vendita anche su internet che consentirà loro di programmare un portachiavi auto vuoto per poi rubare automobili di...

BMW immatricolate prima del settembre 2011 sono a rischio furto

postato da dagata il 20/09/2012
Categoria: Italia - tags: bmv + chiavi clonate + furto d auto + giovanni d agata + sportello dei diritti
giovanni d'agata

I criminali sono in grado di acquistare uno strumento del valore di 50 euro in vendita anche su internet che consentirà loro di programmare un portachiavi auto vuoto per poi rubare automobili di grossa cilindrata, tra cui BMW con il semplice clic di un pulsante.

Questo dispositivo conosciuto come 'diagnostica di bordo bypass strumenti' importato dalla Cina e dall'Europa orientale, è venduto sotto forma di kit con le istruzioni.

I ladri possono quindi acquisire il codice del telecomando nel momento in cui il proprietario invia il segnale alla sua auto riprogrammando nello stesso istante una chiave vuota per poi rubare l'auto a proprio piacimento.

La questione è stata sollevata quando i ladri sono riusciti a rubare una BMW del valore di 60mila euro in giugno 2012 da una casa di Sutton Coldfield in Inghilterra, utilizzando una chiave clonata.

Sono ormai centinaia i veicoli rubati utilizzando questi dispositivi speciali, che vengono utilizzati per accedere al sistema del computer di bordo della vettura.

La casa automobilista tedesca della BMW con  un comunicato stampa trasmesso alla BBC  ha seccamente smentito la notizia vantando gli standard di sicurezza presenti sulle proprie auto ed aggiungendo che “ i nostri ingegneri e tecnici monitorano costantemente tutti gli aspetti dei nostri veicoli, compresi i sistemi di sicurezza”.

In fine ha concluso “ Dopo minuziose ricerche abbiamo scoperto che nessuno dei nostri ultimi modelli né qualsiasi altra BMW costruita dopo settembre 2011 può essere rubata utilizzando questo metodo. Tuttavia, come un produttore responsabile stiamo studiando nuovi sistemi di sicurezza contro questo nuovo tipo di attacco.

Lo segnala Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”.