Gli asili nido e i “servizi educativi” senza autorizzazioni o addirittura abusivi, suona come nuova e preoccupa non poco.

Attenzione mamme e papà: in Italia si estende il fenomeno degli asili nido e dei servizi ricreativi abusivi

giovanni d'agata

Che in Italia lavoro nero ed abusivismo nell’esercizio delle professioni e dei servizi fossero fenomeni tutt’altro che in via d’estinzione era cosa nota, ma la notizia che dilagassero persino gli asili nido e i “servizi educativi” senza autorizzazioni o addirittura abusivi, suona come nuova e preoccupa non poco.

Ed il fatto è anche più eclatante se nella sola città di Rimini, secondo quanto si è potuto apprendere solo di recente in seguito agli accertamenti effettuati, ben quattro su cinque strutture “visitate” dai reparti amministrativi di tale polizia locale non rispettavano la normativa in vigore ed erano sprovviste delle autorizzazioni necessarie, mentre solo una svolgeva il servizio educativo per la prima infanzia (nido) in regola, con personale qualificato, in locali idonei e nel pieno rispetto delle prescrizioni imposte.

Inoltre la Polizia amministrativa ha potuto verificare che in altri tre centri, veniva esercitata in maniera abusiva un'attività riconducibile a quella di “servizio educativo”, nonostante i titolari avessero dichiarato di svolgere ed offrire servizi ricreativi per la prima infanzia quali solo per fare degli esempi, i baby-parking e le ludoteche. Secondo la legge quest’ultime attività hanno finalità puramente ricreativa e sono rivolti a bambini di età inferiore a tre anni, che ne fruiscono saltuariamente, con una periodicità massima di due giorni alla settimana ed una frequenza giornaliera non superiore a tre ore. L’essenziale finalità ricreativa di questi luoghi per bambini, gli esenta da particolari requisiti se non quelli di igiene e sicurezza. Inoltre, gli adulti preposti alla vigilanza dei bambini non necessitano della qualifica di educatori ed in questi centri non è possibile somministrare alimenti.

 Tali prassi, anche alla luce di dati empirici e di segnalazioni sparse qua e là nel Territorio nazionale, ci fanno capire che l’indagine amministrativa avviata sul comune delle riviera romagnola abbia portato in evidenza casi non isolati e che si stia assistendo ad una crescita assai sottovalutata del fenomeno in tutto il Paese .

Pertanto, secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” non resta che rivolgere un appello ai genitori a verificare puntualmente la sussistenza di tutti i requisiti di legge e regolamentari previsti in capo alle strutture a cui hanno affidato o affideranno i propri piccoli ed alle autorità preposte, a partire dai corpi di Polizia Municipali ed alle ASL ad estendere i controlli sul territorio nella maniera più ampia possibile al fine di garantire la tutela dei minori e la necessità di educarli in ambienti consoni e protetti.