La mostra “Antonio Ligabue, Istinto, genialità e follia” organizzata da Lu.C.C.A.- Lucca Center of Contemporary Art si è aperta  il 2 marzo e proseguirà fino il 9 giugno 2013. L’evento espositivo,...

ANTONIO LIGABUE - ISTINTO, GENIALITA' E FOLLIA di anna scorsone alessandri.

postato da anna scorsone il 04/03/2013
Categoria: Cultura e Società - tags: cultura
antonio ligabue - autoritratto

La mostra “Antonio Ligabue, Istinto, genialità e follia” organizzata da Lu.C.C.A.- Lucca Center of Contemporary Art si è aperta  il 2 marzo e proseguirà fino il 9 giugno 2013. L’evento espositivo, curato da Maurizio Vanni in collaborazione con Giuseppe Amadei, ripercorre attraverso 80 opere di cui tre inedite, legate alle differenti tecniche espressive (olio su tela, disegni, sculture e grafiche) la storia di uno degli artisti più controversi e imprevedibili della storia dell’arte del Novecento, Antonio Ligabue. Uomo-artista, insieme al rapporto tra arte e follia. La sua è una pittura legata ad una necessità fisica di espressione, un mezzo per sentirsi vivo e fuggire l’emarginazione.

Le opere figurative di Ligabue, dense e squillanti traboccano di nostalgia, di paura e di eccitazione, di dettagli minuziosi nelle scene di vita campestre attinti dalla profondità di un’incredibile memoria visiva ed una immaginazione prodigiosa.

La mostra permetterà di capire se geniali e folli si diventa, oppure sono le condizioni sociali e del quotidiano a trasformare l’equilibrio mentale di una persona estremamente sensibile. “Ligabue – scrive Maurizio Vanni nel suo saggio – è un randagio della cultura, un artista libero dentro che, alla vulnerabilità emotiva congenita, ha unito grandi tragedie personali vissute nell’infanzia e nell’adolescenza. Un’artista coerente, fedele solo a se stesso, capace di interagire con il flusso continuo,  irregolare e talvolta estremo delle emozioni che sentiva dentro di sé, senza doverle controllare. La sua lucida alterazione mentale lo porta a violare ogni schema, ad andare oltre ogni consuetudine, ad assecondare in modo attivo le sue nevrosi”.

Nato nel 1899, fin dalla più tenera età Ligabue ha avuto un’esistenza difficile:  figlio naturale di una emigrata italiana, ha sempre ignorato il nome del padre. Nel 1900 viene affidato ad una coppia di svizzeri tedeschi, non verrà legittimata la sua adozione, ma il bambino si legherà moltissimo alla matrigna, con un insolito rapporto di amore e odio. Dopo aver superato la terza elementare entra in un collegio per handicappati, dove si distingue per l’abilità nel disegno e per la cattiva condotta. Viene espulso dalla Svizzera su denuncia della madre adottiva quindi ritorna in Italia dove vive come vagabondo, continuando però a disegnare e creare delle piccole sculture con l’argilla. Nel 1928 incontra Renato Marino Mazzacurati, pittore e scultore il quale ne comprese l’arte genuina e gli insegna l’uso dei colori ad olio guidandolo nel suo talento. In quegli anni si dedica completamento alla pittura.

Durante la guerra fa da interprete alle truppe tedesche ma, per aver percosso con una bottiglia un soldato tedesco, nel '45 viene nuovamente internato. Nel '48 viene dimesso; i critici e i galleristi cominciano ad occuparsi di lui. Iniziano anni durante i quali lentamente la fortuna sembra volgere a suo favore. La sua fama si allarga, la sua attività pittorica subisce un netto miglioramento.  Gli autoritratti, - come quello "con cane" - hanno una decisa assonanza con certi disegni espressionistici tedeschi, nell'accentuarsi delle deformazioni, nella forte caratterizzazione e concentrazione dell'immagine, rendono in pochi tratti situazioni psicologiche ed emozioni senza mai scadere o sfiorare la caricatura. Sono proprio anche questi "autoritratti" grafici che denunciano l'interesse di Ligabue per l'abbigliamento. Spesso l'artista risolve il proprio volto con pochi ma intensi tratti, la matita corre a definire la giacca, la camicia, il cappello, un particolare del vestito, quasi voglia sostituire il colore restituire al personaggio o conferirgli la dignità e la considerazione che ritiene gli debbano essere riconosciuti dalla gente. Ed è spesso l'abbigliamento che sottolinea lo stato psicologico dell'artista nell'autoritrarsi.

Guardando un disegno di Ligabue si ha l'intuizione dell'animale nella sua fisicità, nel suo movimento, nel suo esistere e sembra che nessuna meditazione vi sia stata tra l'artista e l'animale anche se invece sappiamo che Ligabue disegnava, come dipingeva, ricreando l'immagine in sé, a memoria si potrebbe dire.

Vince premi, vende quadri, trova amici che lo ospitano, si girano film e documentari su di lui. Ligabue rimane però lo stesso, anche se viene identificando nelle automobili, dopo la passione per le motociclette.

Nel  1961 viene allestita la sua prima mostra personale alla Galleria “La Barcaccia” di Roma. Nonostante  un incidente di motocicletta e l’anno successivo, colpito da una paresi, continua comunque a dipingere. Chiede di essere battezzato e cresimato,  muore il 27 maggio 1965 e sepolto nel cimitero di Gualtieri, sulla sua lapide una  maschera funebre in bronzo ad opera di Andrea Mozzali. Ligabue fu denominato Al Matt (il matto). Nel 1965, all’indomani della sua morte, gli viene dedicata una retrospettiva nell’ambito della IX Quadriennale di Roma.

Nel 2002 Sergio Negri, maggiore esperto di Ligabue, pubblica un catalogo generale dei dipinti edito dalla casa editrice Electa Mondatori.

 

Con il patrocinio di: Regione Toscana, Provincia di Lucca, Comune di Lucca,  Assindustria, Camera di Commercio, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato tutti di Lucca e con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio e Fondazione Banca del Monte di Lucca. – Catalogo: Silvana Editoriale di Milano.

 

Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art.

Via della Fratta 36 Lucca – Orari mostra dal martedì alla domenica 10 – 19. Chiuso il lunedì e 1 maggio. Biglietto intero € 7,00; ridotto € 5,00.

Visitabile fino al 9 giugno 2013.

                             Anna Scorsone Alessandri